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Politica
Uber in Ticino, la Lega all'attacco: «Concorrenza sleale ai tassisti, il Governo faccia chiarezza»
©Gabriele Putzu
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Redazione
4 ore fa
Un'interrogazione al Consiglio di Stato chiede controlli su tariffe, dumping e conducenti da altri Cantoni: tredici domande per riformare il trasporto professionale di persone

Le recenti proteste dei tassisti ticinesi finiscono in Gran Consiglio. Il deputato Omar Balli (Lega dei Ticinesi) ha depositato un'interrogazione che chiede al Consiglio di Stato di fare chiarezza sulla presunta concorrenza sleale generata dalla piattaforma Uber ai danni dei tassisti del Cantone. Il documento è cofirmato da Andrea Censi, Mauro Minotti, Stefano Quadri, Sem Genini, Raffaella Zucchetti e Alessandro Mazzoleni.

Al centro della richiesta c'è una situazione che, secondo gli operatori del settore, sta determinando una crescente distorsione del mercato. Le tariffe applicate tramite Uber sarebbero, a giudizio di molti professionisti, incompatibili con i costi di un'attività esercitata nel pieno rispetto degli obblighi fiscali, previdenziali e assicurativi cantonali. A preoccupare sono anche le segnalazioni relative all'impiego di conducenti provenienti da altri Cantoni e il timore di un progressivo indebolimento del tessuto economico locale.

Il principio richiamato dagli interroganti è quello della parità di trattamento: la tutela dell'innovazione, sottolineano, non può prescindere dal rispetto delle regole comuni. Quando operatori che svolgono la medesima attività sono soggetti a obblighi differenti, il rischio è quello di penalizzare le imprese e i lavoratori che rispettano integralmente la normativa vigente. Da qui l'appello a garantire un quadro regolatorio equilibrato, capace di coniugare innovazione, tutela dei consumatori e concorrenza leale.

Le domande poste al Governo sono in tutto tredici. Gli interroganti chiedono anzitutto se l'Esecutivo condivida la preoccupazione di una sostanziale disparità concorrenziale tra taxi tradizionali e piattaforme digitali, e quali verifiche siano state effettuate negli ultimi tre anni sul rispetto della legislazione cantonale e federale da parte di chi lavora tramite Uber. Si domanda inoltre quanti controlli abbiano riguardato autorizzazioni, condizioni di lavoro, assicurazioni sociali, obblighi fiscali e licenze professionali, e con quali risultati, oltre a chiedere se il Governo disponga di elementi per escludere fenomeni di dumping tariffario o salariale.

L'interrogazione punta i riflettori anche sul fronte occupazionale, chiedendo quanti conducenti Uber operino stabilmente in Ticino e quanti arrivino da fuori Cantone, e se l'Esecutivo sia a conoscenza di quanti tassisti autorizzati lavorino contemporaneamente anche per la piattaforma. Sul piano normativo, i deputati sollecitano una possibile revisione della legge cantonale che sottoponga tutti gli operatori del trasporto professionale alle medesime condizioni, obblighi e controlli, e chiedono se siano stati avviati contatti con altri Cantoni, Ginevra in primis, che hanno introdotto regolamentazioni più rigorose.

Tra le proposte avanzate figurano l'istituzione di un tavolo di lavoro con tassisti, piattaforme, Comuni e autorità competenti, una maggiore uniformità territoriale del servizio taxi tra i Comuni in termini di permessi e tariffe, e una legislazione che limiti le distorsioni tra i diversi regolamenti comunali. Gli interroganti chiedono infine se il Governo intenda valutare la possibilità di consentire ai conducenti professionisti, taxi autorizzati e Uber, di utilizzare le corsie preferenziali dei mezzi pubblici, così da alleggerire il traffico e ridurre i tempi di percorrenza, e con quale tempistica l'Esecutivo intenda presentare misure concrete a tutela del settore.