
Ieri il Cantone ha presentato l’offensiva vaccinale che partirà lunedì prossimo. In Ticino verranno organizzate vaccinazioni “on the road” e verranno aumentate le consulenze bilaterali. Fondamentali, secondo il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini, per le persone ancora oggi dubbiose sull’efficacia del vaccino anti Covid. La percentuale dei non vaccinati resta comunque ancora alta e il rischio di andare nella direzione dello scorso inverno è comunque effettivo. “Tutto dipende da noi”, ha sottolineato in diretta il farmacista cantonale.
Del vaccino ne abbiamo parlato in lungo e in largo. È ancora necessario farlo?
“Ne abbiamo parlato tanto del vaccino ma non siamo riusciti a convincere tutti. Le persone dubbiose hanno bisogno di un approccio più individuale e per questo abbiamo voluto dare la possibilità di interagire con i professionisti in maniera bilaterale”.
C’è chi non si vaccina perché ha paura degli aghi, ci avete mai pensato?
“È un tema, dove verosimilmente la consulenza personale non funzionerà perché sarebbe necessario una consulenza psicologica. Ho letto uno studio degli Stati Uniti che dice che il 14% delle persone non vaccinate non lo sono perché hanno paura degli aghi, quindi si rischia che anche qui molti non lo facciano proprio per questo motivo”.
Le vaccinazioni “on the road” andranno avanti?
“Per la vaccinazione “on the road” vedremo come andrà la prossima settimana, prima di mettere in piedi un programma dobbiamo capire la rispondenza. Per le farmacie avremo tutte le settimane 22 farmacie che vaccineranno finché ce n’è bisogno, quindi il programma è allestito fino alla fine dell’anno”.
Dal 15 novembre apriranno alcuni centri cantonali con la possibilità della vaccinazione “walk-in” e per la dose di richiamo. Un impegno importante?
“Sì, ma alle persone over65 viene raccomandata una dose di vaccinazione di richiamo e stiamo parlando di 30mila persone. Dobbiamo quindi ridare una possibilità di farsi vaccinare vicino a casa e per questo riapriremo. Abbiamo fatto una pianificazione che permetterà di vaccinare il 100% delle persone che hanno diritto al richiamo”.
A cosa serve la dose di richiamo?
“La dose di richiamo serve a rinfrescare la memoria del sistema immunitario, si nota che nelle persone dai 65 anni in su l’efficacia del vaccino diminuisce lentamente e quindi si propone la dose per ripristinare la difesa immunitaria del vaccino. Sotto i 65 anni la vaccinazione è raccomandata solo in alcuni specifici casi particolari, per la popolazione generale in questo momento la vaccinazione di richiamo non è nemmeno permessa”.
Stanno aumentando un po’ ovunque i casi, nel resto del mondo l’Oms ha già lanciato l’allarme per i decessi. Da noi come siamo messi?
“Dipende molto da noi, c’è un 30% di persone che non sono vaccinate, è un bacino grande in cui il virus può fare grossi danni. Possono esserci molte persone che si ammalano che contagiano e che finiscono all’ospedale. Il vaccino protegge dalle ospedalizzazioni e dalle forme gravi in modo eccellente e se riusciremo ad aumentare di alcune diverse migliaia il numero delle persone vaccinate in Ticino, potremmo evitare questo scenario. Con la stagione fredda il rischio che il virus circoli di più è effettivo”.
Questo 30% di non vaccinati rischia di rovinare le cose?
“Ci sono i numeri per permetterci di avere gli stessi ospedalizzati e gli stessi decessi che abbiamo già avuto. Inoltre, abbiamo in circolo una variante più contagiosa, per cui le condizioni di partenza non sono favorevoli ma noi possiamo fare un passo importante per ridurre questo rischio”.
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