
C'erano praticamente tutti, i politici ticinesi, oggi alla sede dell'Università della Svizzera Italiana di via Giuseppe Buffi a Lugano ad attendere l'arrivo del presidente italiano Giorgio Napolitano.
Una visita storica che giunge a undici anni dall'ultima trasferta elvetica di un presidente della Repubblica, che all'epoca era ancora Ciampi.
Una visita cui in tantissimi, oggi, hanno voluto assistere, tra cui il Consiglio di Stato al completo.
Napolitano è arrivato a Lugano in treno in provenienza da Berna, attorno alle 13, accompagnato dal suo omologo svizzero Didier Burkhalter.
È poi sceso all'università, dove ha trovato un vasto ed entusiasta pubblico ad accoglierlo. Delle scritte ingiuriose spuntate stamattina, non vi era già più nessuna traccia. Di possibili proteste, neppure. Il ricevimento del presidente italiano si è svolto all'insegna dell'armonia.
"Fermandosi in Ticino, Napolitano ci ha fatto un grande regalo" ha dichiarato il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli. "Il Ticino è un osservatorio privilegiato dell'Italia. Ci sono problemi complessi comuni che se avremo volontà e capacità riusciremo a risolvere insieme."
"I problemi che ci sono tra Svizzera e Italia siamo in grado di risolverli" gli ha fatto eco Giorgio Napolitano. "Io mi auguro che da parte vostra si guardi all'Italia con fiducia."
La visita di Stato è proseguita con la conferenza "Il valore dell'intreccio culturale tra Svizzera e Italia", all'Università della Svizzera italiana (USI). Relatori sono stati l'architetto Mario Botta (fondatore dell'Accademica di architettura di Mendrisio) e il professor Carlo Ossola (direttore dell'Istituto di studi italiani).
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