
Il settore turistico ticinese è chiamato a puntare sempre più su qualità, innovazione continua, destagionalizzazione e “pacchetti” che colleghino le zone urbane (in crescita) a quelle rurali (in calo) al fine di fidelizzare i turisti affezionati alle mete alpine e di intercettare nuovi visitatori provenienti dai cosiddetti mercati “lontani”. Questo in sintesi il quadro che delinea l’ultimo Rapporto destinazione elaborato dall’Osservatorio del turismo dell’USI, unità di ricerca dell’Istituto di ricerche economiche (IRE) che, su mandato cantonale e in base ai dati 2014, ha registrato e analizzato le dinamiche del turismo ticinese.
Il Cantone ha chiuso il 2014 turistico con un calo dei pernottamenti alberghieri del 3,6% (84 mila pernottamenti in meno) rispetto al 2013, leggermente inferiore rispetto alla diminuzione del 4,5% sul medio periodo (confronto tra 2014 e media 2009-2013). Tra gli elementi puntuali che sfavoriscono la regione a Sud delle Alpi, si segnalano in particolare una capacità ricettiva degli alberghi inferiore alla media (44 posti letto medi per struttura contro 53), una minore percentuale di strutture di lusso (il 25% contro il 35%) e una stagionalità che continua a essere molto accentuata (il 72% dei pernottamenti annui è stato registrato nella stagione estiva, in confronto al 59% medio del campione di località considerate).
Per quanto concerne la provenienza dei turisti, il Ticino è tra le località più dipendenti dal turismo domestico: nel 2014 i visitatori interni hanno coperto il 60,4% dei pernottamenti in albergo, contro un valore medio del 37,2% nelle località paragonabili. Se una diversificazione può sicuramente aiutare, il profilo noto delle preferenze dei visitatori elvetici (interesse per shopping, benessere e sport, attenzione alle infrastrutture, all’efficienza dei servizi e alla conoscenza delle lingue), la loro disponibilità economica e la loro fedeltà rappresentano anche un atout.
Gli operatori ticinesi non possono tuttavia adagiarsi, anzi: “sorvegliando” con attenzione l’incremento di visitatori svizzeri che stanno registrando le destinazioni paragonabili (+2,5% sul medio periodo, contro il +1,3% del Ticino) e in particolare Varese, Trento e Verbano-Cusio-Ossola (rispettivamente +26,2%, +24,2% e +21,2% sul medio periodo), "risulta di fondamentale importanza fidelizzare i clienti svizzeri con offerte vantaggiose e prodotti turistici di qualità che li allontanino dal considerare altre località dell’arco alpino più convenienti a livello di prezzo, specie dopo la fine del cambio fisso franco-euro" si legge nella nota stampa del rapporto. Un esempio può venire dalla regione turistica Bellinzona e Alto Ticino, che – grazie anche all’attrattore rappresentato dai Castelli, patrimonio UNESCO – è riuscita negli ultimi anni a generare una riscoperta da parte dei visitatori svizzeri, i cui pernottamenti alberghieri nel 2014 sono stati superiori del 32% rispetto alla media del quinquennio precedente.
Per quanto riguarda gli altri turisti sempre meno germanici visitano la nostra regione, mentre per i visitatori italiani si conferma una difficoltà generalizzata della domanda di turismo all’estero, a causa della crisi economica. Il Ticino si è comunque difeso: la diminuzione è stata meno marcata della media rispetto alle altre località considerate (-11%) e su base annua si è avuto un incremento (sono stati registrati 4 mila pernottamenti in più, pari al +2,5%, contro il -4,3% medio del campione analizzato).
Quello dei turisti provenienti dai cosiddetti mercati lontani è invece un bacino che il Ticino sembra non aver ancora affrontato “di petto”. Sul medio periodo la tendenza è in crescita (nel 2014 i pernottamenti sono stati il 9,1% in meno rispetto al 2014, ma il 2,6% in più rispetto alla media 2009-2013, pari a 8 mila presenze in più rispetto alla media degli ultimi anni), tuttavia la progressione è meno marcata rispetto alla media delle mete dell’arco alpino (+14,1% nel 2014 rispetto al periodo 2009-2014) e il Ticino risulta una delle regioni con la minore incidenza percentuale di questi visitatori sul totale dei pernottamenti (13,7% nel 2014 contro una media del 21%). "Esistono dunque margini di miglioramento, come mostrano destinazioni quali Varese, Oberland bernese e Lucerna, che stanno sfruttando meglio questi mercati in salute nell’arco alpino".
Uno sguardo alle singole regioni
La regione Bellinzona e Alto Ticino si è distina per dinamismo: nel 2014 ha registrato l’incremento maggiore di pernottamenti in albergo sia rispetto al 2013 (+3,9%, pari a 7 mila pernottamenti in più, il secondo dato migliore allargando il confronto non solo alle regioni ticinesi, ma anche a quelle svizzere ed estere comparabili) sia rispetto al periodo 2009-2013 (+7%, il quarto dato migliore nella comparazione allargata). Questo grazie – come detto – in particolare alla riscoperta da parte dei turisti svizzeri (+10,3% su base annua, pari a 10 mila pernottamenti, e +32,2% sul medio periodo) sulla spinta, tra gli altri fattori, dei Castelli di Bellinzona.
La regione Lago di Lugano è rimasta sostanzialmente stabile (+0,1% di pernottamenti alberghieri su base annua e +0,6% sul medio periodo), tenendo bene sul mercato svizzero (+3,7% rispetto al 2013, pari a 16 mila pernottamenti in più, e +5% rispetto al periodo 2009-2013) e capitalizzando i mercati lontani sul medio periodo (+13,4%, con solo il Mendrisiotto che ha fatto meglio: +14,3%; dati corrispondenti a, rispettivamente, un aumento di 26 mila e 4 mila pernottamenti rispetto alla media degli ultimi anni).
Mendrisiotto e Lago Maggiore e Valli hanno invece conosciuto una decisa contrazione (rispettivamente -12,9% e -6,6% rispetto ai pernottamenti del 2013, pari a un calo di 18 mila e 74 mila pernottamenti; -18,3% e -8,5% rispetto al periodo 2009-2013), perdendo visitatori svizzeri (-17,1% per il Mendrisiotto e -5,1% per il Lago Maggiore su base annua, pari a 12 mila e 43 mila pernottamenti; -18,7% e -2% sul medio periodo) e pagando più delle altre regioni la flessione dei turisti germanici (-20,9% per il Mendrisiotto e -9,8% per il Lago Maggiore rispetto al 2013, pari a 2 mila e 16 mila pernottamenti in meno; -38,8% e -27,4% rispetto al periodo 2009-2013).
Per quanto riguarda il Mendrisiotto, a fronte del calo dei pernottamenti si pone una presenza massiccia di ospiti di giornata e da shopping, che difficilmente generano pernottamenti, ma che hanno una spesa media giornaliera molto simile a quella dei turisti che pernottano in strutture da 0-2 stelle.
Un segnale positivo che arriva da tutte le regioni è una grande presenza di pernottamenti in seconde case, le quali ospitano turisti con un’alta probabilità di ritorno. I pernottamenti effettuati in seconde case hanno una grande importanza economica per il Cantone. Infatti, secondo i dati dello studio “L’impatto economico del turismo in Ticino”, la spesa media giornaliera effettuata da parte degli ospiti di seconde case è di circa 60 CHF (36 CHF a Bellinzona e Alto Ticino, 59 CHF a Lago Maggiore e Valli, 76 CHF nel Luganese e 34 CHF nel Mendrisiotto).
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