
Dopo la sconfitta elettorale, la prima testa a cadere è quella del capo del Pentagono Mark Esper, uno dei nomi in cima alla lista nera del presidente uscente. Esper, 56 anni, era subentrato a James Mattis quale segretario della Difesa nel luglio 2019. Si era in particolare opposto al ricorso all’esercito contro le proteste di Black Lives Matter, dopo la morte di George Floyd. A guidare il Pentagono sarà Christopher Miller, l’attuale direttore dell’antiterrorismo Usa. Il suo incarico, ha sottolineato il presidente uscente, è immediato.
Per gli esperti il clima è da notte dei lunghi coltelli. A tremare ora sono i nomi di William Barr, ministro della Giustizia, Christopher Wray, capo dell’Fbi, Gina Haspel, direttrice della Cia. Tutte figure colpite di recente dagli strali del presidente, infuriato soprattutto per il mancato avvio di un’indagine sui Biden e per aver atteso invano l’annunciato rapporto sull’origine dell’inchiesta del Russiagate. Rapporto che a suo modo di vedere avrebbe dovuto svelare il complotto dell’amministrazione Obama nei suoi confronti.
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