
«Debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera». Attacco senza precedenti da parte del presidente statunitense Donald Trump a Papa Leone XIV, che ribatte a tono: «Non ho paura dell’amministrazione di Trump. Il messaggio del Vangelo è un messaggio di pace». Come leggere questo scontro? Ne abbiamo parlato con Markus Krienke, professore di filosofia moderna ed etica sociale presso la Facoltà di teologia Lugano.
«È il culmine di un conflitto»
«Già a ottobre e novembre ci sono state tensioni tra Papa Leone XIV e Trump su temi come l’immigrazione e la pena di morte, poi sono arrivate le parole del Papa sulla questione Venezuela, dove ha indirettamente criticato il presidente Usa quando, in un discorso al corpo internazionale dei diplomatici, aveva fatto accenno all’importanza di conservare l’ordine internazionale. Ora siamo arrivati al culmine di questo scontro».
Dalle critiche indirette a quelle dirette
Nel periodo pasquale Leone aveva detto che «la morte è sempre in agguato (…), la vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l'idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge». Affermazioni fatte senza menzionare direttamente Trump. Ieri, invece, ha risposto direttamente alle critiche del tycoon: «No, non ho paura dell’amministrazione Trump, o di proclamare a voce alta il messaggio del Vangelo, che è quello che credo di dover essere qui a fare, per cui la Chiesa è qui. Noi non siamo politici, non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva ma come costruttori di pace». Un netto cambiamento rispetto a pochi giorni prima. Ma è giusto che un Papa entri nel dibattito politico? «Il Vaticano voleva evitare una situazione simile, ma la risposta è stata sulla base del Vangelo, quindi a livello di religione», spiega Krienke, sottolineando come «bisogna evitare di cadere nella trappola di Trump, che vuole identificare il messaggio cristiano con la politica».
«Il post su Truth? Un atto di blasfemia»
A far discutere è stata l’immagine postata da Trump su Truth, poi cancellata, che lo ritraeva nei panni di Gesù. «È evidentemente un atto di blasfemia, vuole farsi adorare da parte dell’elettorato e questo è molto grave. Giustamente le reazioni sono state molto forti e lui ha dovuto cancellare il post. Nel suo gesto, comunque, si vede la sua unione tra religione e politica: il messia è Trump, colui che porta la salvezza alle persone e ha un mandato che va oltre all’operato politico». Un gesto che però si è rivelato controproducente. «Insieme al suo entourage ha capito che un gesto simile diventa un boomerang, specialmente nei confronti del proprio elettorato cattolico».

