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Ticino
Trump, l'Italia e le iniziative ticinesi: l'andamento delle aziende in chiaroscuro
La situazione geopolitica, la diplomazia con l'Italia e le iniziative cantonali. Sono questi i fattori principali che preoccupano la Camera di Commercio ticinese. Nella consueta inchiesta congiunturale emerge una situazione in chiaro scuro. Chiaro per i servizi, scuro per l'industria.

La Camera di Commercio ticinese ha presentato i risultati dell'inchiesta congiunturale delle aziende per il 2025-2026. Il nostro cantone resta nella media elvetica per un quadro generale in chiaroscuro. Situazione soddisfacente per i servizi, meno per l'industria. «Non abbiamo materia prima, non abbiamo terre rare, ma abbiamo l’intelligenza». Così scherzosamente Andrea Gehri, presidente della Camera di Commercio Ticino, descrive la situazione geopolitica che attanaglia l’economia del nostro Cantone. A sondaggio 280 società: una situazione in chiaroscuro che desta qualche preoccupazione: «Le aziende credono nelle prospettive, ma poi faticano ad elaborare il presente», spiega Gehri. «Il presente si rivela estremamente difficile perché le condizioni dell’economia internazionale sono estremamente critiche e con poca stabilità».

In difficoltà l'industria e gli investimenti

Nello specifico, il 40% delle aziende descrive soddisfacente l’andamento degli affari, il 36% buono e l’1% eccellente. Il 17% invece sostiene un andamento mediocre e il 6% negativo. Sotto i riflettori il settore secondario: «L’industria in particolare e di riflesso nel settore dell’edilizia iniziamo a notare dei cedimenti», segnala il Gehri. «L’industria, e soprattutto le aziende che si rivolgono al mercato estero, ha dei problemi che sono generati in modo particolare dai dazi. C’è anche il problema del franco forte che impatta sui prezzi in maniera determinante, di conseguenza, c’è una caduta della richiesta». Preoccupa poi la costante crescita degli oneri amministrativi e il calo degli investimenti. Il direttore della camera di commercio Luca Albertoni si augura un miglioramento in futuro: «Per le aziende, oggi, è difficile prendere delle decisioni, perché è difficile fare una strategia a medio-lungo termine. Gli investimenti dipendono da tanti fattori e le aziende esprimono una forte prudenza».

Politica e diplomazia al centro del discorso

Al centro del discorso anche la politica. Citate alcune iniziative del passato come l’iniziativa per il futuro della GISO, criticata anche quella contro il dumping dell’MPS. «Tutti possiamo migliorare, politica compresa. Molte iniziative mirano ad un cambio di sistema importante e generano una insicurezza generalizzata. C’è anche la tendenza a regolare tutto, appena emerge un piccolo problema. Spesso però le misure sono complesse e anche controproducenti», spiega Albertoni. Infine, la crisi diplomatica avanzata negli scorsi giorni tra Svizzera e Italia può essere un ulteriore tassello negativo in un contesto internazionale già instabile: «È un fattore ulteriore di preoccupazione. Se le regole italiane dovessero essere applicate, come preannunciato, le aziende esportatrici si troverebbero estremamente svantaggiate rispetto alle concorrenti dell’Ue. Non sarebbe facile da assorbire, perché il mercato italiano sui macchinari è importante per il Ticino. Speriamo si trovi una soluzione», conclude Luca Albertoni.