
A livello internazionale non esiste una "black list" condivisa dai casinò con i nomi delle persone coinvolte in truffe alle case da gioco. Ecco perché il 35enne italiano, arrestato all'inizio della settimana, si è potuto sedere al tavolo del black jack di Lugano e partecipare al raggiro scoperto in dicembre. Come da noi anticipato, l'italiano, considerato la mente dell'organizzazione malavitosa, era già stato implicato in una maxi truffa ai danni di un casinò sloveno, tra il 2006 e il 2007. "Ci vorrebbe un database europeo o mondiale in cui vengono segnalati i tentativi di truffa in questo ramo e quindi anche i protagonisti", ci dice Erasmo Pelli, presidente del Casinò Lugano.E per il futuro, senza black list, come potrà difendersi il casinò da queste organizzazioni? "E difficile - prosegue Pelli - dobbiamo stare attenti a quello che capita intorno. E memorizzare tutto quello che capita nella sale. Certamente qualche figura in più nel settore della sicurezza e del controllo aiuterebbe", aggiunge Pelli.Intanto proseguono le ricostruzioni per quantificare la somma del raggiro. Somma, che secondo Pelli non sarebbe milionaria. "Ma al momento non possiamo quantificarla - precisa - dipende dalla durata della truffa".Intanto il Casinò inoltrerà ricorso al Tribunale d'appello contro la decisione della Pretura di Lugano che aveva condannato la casa da gioco al versamento di 400mila franchi alla Boom Organizer. Società che faceva capo a Sergio Cappelletti. Nel 2005 l'allora responsabile del marketing era stato allontanato a causa delle fatture gonfiate a soli tre mesi dalla sua assunzione. Cappelletti non contestava la disdetta del suo contratto, avvenuta nei termini di prova, ma quella con la Boom Organizer, che avrebbe dovuto durare fino al 2007. [email protected]
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