
È stato graziato negli scorsi giorni dal Tribunale amministrativo cantonale, un uomo di nazionalità italiana cui il Dipartimento delle Istituzioni aveva revocato il permesso di domicilio nel 2012, fissandogli quale termine ultimo per lasciare la Svizzera il 31 agosto dello stesso anno. Lo riferisce il GdP.
L'uomo, nato in Italia ma cresciuto in Svizzera, è sposato con una ticinese ed ha due figli. Durante la sua permanenza in Ticino è stato condannato più volte per reati di natura finanziaria. Nel 2003, in particolare, venne condannato dall'allora giudice Claudio Zali per una truffa da un milione ai danni della BSI.
Nel 2012, come detto, il Cantone gli ha revocato il permesso, per motivi di "ordine pubblico". Lui però non ha accettato la decisione ed ha ricorso al TRAM, sottolineando di non avere mai messo in pericolo la salute delle persone e di essere perfettamente integrato nel nostro Cantone.
E i giudici del TRAM gli hanno dato ragione, sostenendo che non esistono i requisiti per legittimare un provvedimento di revoca del permesso di domicilio dell'uomo, che può quindi rimanere in Svizzera.
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