
Nella giornata di ieri la Guardia di Finanza ha arrestato sette persone nell'ambito di un'inchiesta nei confronti di un'associazione a delinquere finalizzata alla truffa internazionale, al riciclaggio e all'abusivismo bancario e finanziario che operava da Lugano (vedi articoli suggeriti).
Gli indagati, ricordiamo, hanno indotto oltre 200 privati risparmiatori ed investitori ad impegnare cospicue somme di denaro (circa 20 milioni di euro), in un sedicente progetto immobiliare denominato “Puerto Azul” riguardante la realizzazione di un complesso turistico alberghiero extra lusso in Belize. A finire nella rete dei truffatori sia alcuni facoltosi imprenditori che avevano necessità di reinvestire denaro frutto di evasione fiscale delle proprie aziende sia di anziani risparmiatori. La truffa è andata avanti per diversi anni e aveva come sue epicentro anche a Lugano, dove i clienti venivano ricevuti negli uffici della DGH SAGL (la holding facente capo a uno degli indagati, un cittadino italiano residente in Ticino).
Una storia che però non è nuova alle nostre latitudini. In molti altri casi la città in riva al Ceresio e il Ticino sono sati l’epicentro di diverse truffe e reati finanziari. Una situazione incredibile oppure una preoccupante costante alle nostre latitudini? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Paolo Bernasconi, che è stato Procuratore pubblico dal 1969 al 1985 e insegna nel CAS anticriminalità della SUPSI.
“Non è incredibile, è la solita storia" ha commentato l'ex procuratore pubblico, secondo cui casi simili sono favoriti in primis da una mancanza di prevenzione: “Da decenni si sa del problema ma la prevenzione è zero. Ci sono più controlli per aprire un bar che per lanciare una società finanziaria. Il Registro di commercio iscrive senza controllo dei capitali adeguati e senza verificare se i promotori hanno precedenti oppure inchieste pendenti”.
“Se si avesse una prevenzione pari almeno alla metà di quella attuata nei confronti degli zingari e dei mendicanti avremmo la metà delle truffe – prosegue Bernasconi – Altro che diminuire i magistrati, che sono sepolti da procedimenti pendenti per truffa!”
Il Ticino sembra essere terra fertile per questo tipo di reati, e "la lentezza dei processi (addirittura dopo 8/9 anni) non aiuta". Ma prevenzione e controlli a monte (“a livello di Registro di commercio, con la presentazione di una documentazione esaustiva”) sono i punti chiave per poter lottare contro questo tipo di fenomeni. Ma attualmente vi sono troppe lacune: “Non c’è nessun controllo. Il consulente della banca che seguiva il conto della società non si è fatto due domande?”.
“Il mio rimprovero è rivolto all’autorità pubblica, ma anche agli operatori bancari. Le segnalazioni antiriciclaggio vanno fatte anche per questo tipo di reati”. Anche perché le banche non sono al riparo da eventuali ripercussioni legali: “In casi analoghi le vittime hanno reso responsabile la banca per negligenza”, ha ammonito Bernasconi.
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