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Ticino
Truffa milionaria a danno delle casse disoccupazione
Redazione
19 anni fa
Alla sbarra due italiani che dieci anni fa riuscirono ad ottenere indebitamente le indennità per lavoro ridotto

Un milione e 800 mila franchi. Tanto sarebbero riusciti ad ottenere da diverse casse disoccupazione i due imputati, uno dei quali assente al dibattimento, tra il 1995 e il 1997, giudicati oggi alle Assise correzionali di Lugano riunite a Mendrisio. I due, un 44enne italiano persente in aula e difeso da Francesca Lanz dello studio legale Ferrari, e un 42 enne, difeso dall’avvocato John Noseda, si sarebbero serviti delle indennità per lavoro ridotto, concesse secondo la legge sulla disoccupazione, attraverso ditte iscritte al registro di commercio, ma senza nessuna reale attività. Un meccanismo ben oliato, che prevedeva la falsificazione dei documenti da produrre alle casse disoccupazione, cinque quelle truffate, e all’Ufficio del lavoro. Falsi erano anche i dipendenti che reclutavano per dimostrare le presunte attività professionali. Nonostante dai fatti siano trascorsi una decina d’anni, il giudice Claudio Zali ha ricordato che sarebbero perseguibili anche le persone che hanno prestato il loro nome per ottenere le indennità per lavoro ridotto. Infatti almeno quattro persone una volta terminato il finto rapporto di lavoro avrebbero a loro volta usufruito indebitamente della disoccupazione, percependo indennità senza averne diritto per un ammontare di circa 420mila franchi. Un giro complessivo, come detto, di un milione e 800 mila franchi. I due imputati avrebbero così finanziato il loro elevato tenore di vita. Viaggi, macchine – i due giravano in Ferrari – e vestiti costosi finanziati con una lunga serie di truffe. I due, leggendo i reati imputati nell’atto d’accusa firmato dal procuratore pubblico Mario Branda, riuscivano di volta in volta ad ottenere, usando falsi nomi, soldi da terze persone. Come quando il 44enne presente in aula, riuscì ad avere sette tappeti da un noto rivenditore senza mai pagare la fattura complessiva di 17 mila franchi. “E in tutta questa ruberia a scapito delle casse pubbliche non disponeva di 17 mila franchi?” ha chiesto il giudice Claudio Zali. “Avevo un elevato tenore di vita” ha risposto l’imputato. Dopo un periodo di carcere preventivo i due accusati sono ritornati ad ottenere ingenti somme di denaro attraverso la falsificazione di documenti fino al 2006. La sentenza è prevista per domani. RED

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