
L’ultimo interrogatorio è avvenuto questo pomeriggio alla Farera. Agli inquirenti i due nuovi imputati hanno ribadito la loro posizione. Secondo indiscrezioni avrebbero avuto un ruolo più marginale, principalmente logistico.
Si allarga l’inchiesta della magistratura sulla cosiddetta truffa del vino. Dopo i primi arresti di metà giugno – che hanno portato dietro le sbarre due ticinesi di 63 e 59 anni - le manette sono scattate nuovamente ai polsi di altri due residenti.
Una lista, quella degli imputati, che secondo indiscrezioni potrebbe addirittura allungarsi.
Intanto le verifiche proseguono a ritmo serrato. In primo luogo per stabilire l’entità del raggiro. La polizia giudiziaria ha sequestrato i libri contabili delle aziende tramite cui i principali imputati avrebbero importato e venduto - a piccoli punti vendita, catene commerciali e prestigiose enoteche - vino comune spacciandolo per vino pregiato.
Stando a nostre informazioni, i due – accusati di truffa, contraffazione di merci, falsità in documenti e ricettazione - respingono gli addebiti, sostenendo di essere stati vittima a loro volta di una truffa.
Non sapevano insomma che quel vino non fosse realmente quello etichettato e imbottigliato in Italia. Di qui appunto il nuovo filone italiano dell’inchiesta, aperto nelle ultime settimane dopo le verifiche della magistratura cantonale.
fp
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