
Si chiama Nathalia, viene dall’Ucraina, ed è “artista da night”. Lavora in un locale del Sopraceneri e un giorno ha avuto la sgradevole sorpresa: ha scoperto di non essere coperta dalla cassa malattia. Eppure sul suo contratto alla voce "assicurazione malattia" vi è scritto Swica e l’importo è pari a 300-350 franchi mensili. La somma che ogni mese il suo datore di lavoro le trattiene dallo stipendio e che deve, anzi dovrebbe, versare alla cassa malati…Nathalia, che si è rivolta al domenicale Il Caffè per raccontare la sua storia, ha scoperto la truffa andando un giorno ad una visita ginecologica. E lì si è resa conto di non essere coperta dalla Swica. Così ha pagato di tasca sua i 500 franchi della fattura. Al suo datore non ha detto nulla, non voleva avere problemi con lui.“Questo non è un caso isolato - dice Bruno Cereghetti dell’Ufficio assicurazione malattia -. Sono abusi gravi, situazioni meschine. Qualche segnalazione ci arriva dagli ospedali, ma sappiamo che è solo la punta dell’iceberg. A volte, quando cerchiamo il datore di lavoro troviamo una società che non esiste più...”. E prosegue: “Auspico più severità nel rilascio dei permessi quando si verificano questi abusi”.Cereghetti spiega poi che si dovrebbe segnalare questo abuso all’Ufficio stranieri e avviare una causa civile. Capita però che quando un esercente viene colto in flagrante dica: “Me ne sono dimenticato”. Termina Cereghetti: "È una grave meschinità che alla fine coinvolge tutti, perché a pagare la fattura è la collettività".Nathalia ha deciso di non fare nulla, spiega il Caffè, però c’è una persona vicino a lei che ha deciso di aiutarla. E ha segnalato questo caso all’Ufficio stranieri…
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