
Chiese e ottenne illecitamente due crediti stanziati dalla Confederazione, per un totale di 660mila franchi, e per questo motivo comparirà alla sbarra per quello che sarà il primo processo ticinese per una truffa con i crediti Covid. Secondo quanto riporta la Rsi, il procuratore pubblico Daniele Galliano ha rinviato a giudizio il 47enne italiano, domiciliato a Lugano, che utilizzò parte del denaro a scopi personali.
L’uomo, che commerciava in mascherine e guanti di lattice, ha gonfiato il fatturato per aumentare l’entità del prestito. Parte dei soldi, circa 170mila franchi, sono finiti nell’acquisto di beni di lusso (quasi 60mila per 5 orologi di lusso e 56mila per una Range Rover). Nel frattempo l’imprenditore ha restituito buona parte del maltolto, ma all’appello mancano ancora circa 170mila franchi.
L’uomo, difeso dall’avvocato Walter Zandrini, è accusato di truffa, falsità in documenti amministrazione infedele aggravata ed esercizio abusivo della professione di fiduciario. Non solo. Dovrà anche rispondere di infrazione alla legge federale sull’AVS e infrazione alla legge federale sulla previdenza professionale per non aver pagato i contributi, nel primo caso per un ammontare di 142mila franchi, nel secondo di 3’536. Il 47enne, in carcere da fine giugno, rischia una pena tra i due e i cinque anni.
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