
Tremila trote fario recuperate, che in chili fa circa 250. Altre 700 avvistate senza possibilità di ripescarle a causa della profondità dell’acqua. E 300 scazzoni, piccoli pesci ignorati dai pescatori ma la cui moria rappresenta comunque un grave danno al patrimonio ittico della Lavizzara. È il bilancio del disastro ambientale causato il 18 agosto dall’immissione di residui di ammoniaca provenienti dalla pista di ghiaccio di Prato Sornico nel tratto di fiume che scorre sotto il paesino. E l’Ufficio caccia e pesca sta terminando la valutazione del danno. In termini finanziari si stima una cifra non molto lontana dai centomila franchi. Sarà poi il Ministero pubblico, una volta inoltrata la denuncia, a stabilire chi è il responsabile della moria di trote e chi dunque dovrà passare alla cassa. Il calcolo del danno finanziario si basa su precisi parametri. I principali sono il mancato rendimento di pesca e i costi di ripopolamento. Importante è anche il criterio della durata del danno nel tempo. Che nel caso della Lavizzara potrebbe superare i quattro anni. A tutto questo va infine aggiunto il costo del lavoro dei guardiapesca intervenuti in seguito all’inquinamento per recuperare le trote e dei funzionari dell’Ufficio cantonale. [email protected]
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