
Quando ci avviciniamo ormai ai tre anni dal discusso voto del 9 febbraio, a far spendere ancora fiumi di inchiostro è ora il referendum lanciato da Nenad Stojanovic sulla legge d'applicazione dell'iniziativa popolare "contro l'immigrazione di massa”.
La proposta (vedasi SITO dedicato) lanciata dal già granconsigliere socialista chiede che sia il popolo a decidere come regolare l’immigrazione dopo che “il Parlamento svizzero ha scelto una soluzione che evita di compromettere gli Accordi bilaterali con l’UE ma che non è del tutto conforme alla Costituzione federale (art. 121a)”. Un’applicazione che, secondo Stojanovic, creerebbe “un problema di fiducia e di legittimità verso le istituzioni democratiche”. Per il referendista occorrerebbe quindi dare la possibilità alle cittadine e ai cittadini di avere l’ultima parola in una votazione popolare.
Stojanovic, com’è partita la raccolta firme?“L’azione è partita bene, oltre le mie aspettative. Quando ho annunciato il lancio il 28 dicembre ero da solo, mentre ora non passa giorno in cui non vedo gruppi di cittadini o anche associazioni che esprimono il loro sostegno. D’altronde si sono già costituiti altri due comitati referendari che raccolgono firme per conto loro ma e con i quali sono in contatto. Ogni giorno ricevo mail da tutta la Svizzera da persone che mi chiedono di inviare il formulario per la raccolta. Cittadini di ogni schieramento politico: se all’inizio chi si annunciava era soprattutto di destra, ora vedo anche delle persone di sinistra che hanno capito che è una questione che va al di là degli schieramenti.”
Ma cosa l’ha spinta a perseverare in questa battaglia, malgrado poi comunque lei non sostenesse il 9 febbraio?“Ci sono sostanzialmente due motivi. Innanzitutto il fatto che con questa applicazione si crea un problema di legittimità delle istituzioni, della fiducia dei cittadini verso di loro: per ristabilirle, l’unica strada percorribile in un sistema di democrazia diretta è di fare appello al popolo, di organizzare una votazione popolare. Il secondo aspetto riguarda il pericolo che emerge quando nella democrazia permettiamo eccessivamente ai politici populisti di parlare a nome del popolo: pretendono di sapere cosa il popolo vuole, ma io preferisco consultarlo per vedere se è d’accordo.”
È così palpabile questo sconforto della popolazione svizzero verso le istituzioni?“Chiaramente non ci sono al momento dei sondaggi d’opinione per fornire dei dati. Parlo in base ai miei contatti e alle discussioni con cittadine e cittadini che incontro. Non intendo dire che solo a causa di questa decisione la fiducia nelle istituzioni non c’è più, dico solo che è stata intaccata. Capisco anche che una parte della popolazione non veda il problema e pensi che il parlamento abbia trovato una soluzione ragionevole al mandato popolare del 9 febbraio, un mandato molto complesso e non del tutto chiaro. D’altronde si tratta di un voto che promise qualcosa che di fatto è difficilmente attuabile a meno che non si vogliano rompere tutti gli accordi bilaterali. Però siccome chi ha lanciato l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” ha sempre detto che non si trattava di un voto contro i bilaterali, ci troviamo in un vicolo cieco. Il problema si può risolvere solo consultando la popolazione.”
C’è quindi una responsabilità di quali partiti?“Credo che i partiti che in Parlamento hanno sostenuto la soluzione “light”, ovvero PLR-PS-Verdi e in parte anche il PPD, hanno agito con un senso di responsabilità dato che si sono presi il compito di prendere in considerazione l’insieme della problematica che è molto complessa: non hanno agito soltanto sulla base del 9 febbraio, ma hanno tenuto conto di tutta una serie di votazioni in cui il popolo negli anni precedenti aveva approvato i bilaterali con percentuali maggiori a quelle dei sostenitori dell’iniziativa contro l’immigrazione di masssa. Però, passi il senso di responsabilità, ma credo siano stati troppo gentili con l’UDC che ha creato il problema con un’illusione irrealizzabile. Sono stati gli altri partiti che hanno tolto le castagne dal fuoco, mentre avrebbero potuto e secondo me anche dovuto comportarsi in modo più scaltro. Avrebbero potuto lasciare all’UDC di elaborare una legge che applicasse alla lettera quanto deciso il 9 febbraio 2014.”
Lasciando in mano all’UDC quindi cosa sarebbe successo?“Avremmo avuto una legge incompatibile con i bilaterali, che poi con ogni probabilità sarebbe stata combattuta tramite un referendum lanciato dagli ambienti economici e sindacali. A quel punto i votanti sarebbero stati posti davanti a domanda chiara: “Volete accettare una legge che che rompe i bilaterali?” Secondo me la maggioranza del Popolo avrebbe rifiutato una tale legge… Ecco, questa sarebbe stata un’azione un po’ più scaltra della maggioranza in Parlamento. Invece sono stati troppo gentili verso l’UDC e ora ne escono ancora sconfitti visto che l’UDC, così come la Lega da noi, li definisce “traditori della patria”.
Il suo referendum ora cosa cambierebbe?“Se la maggioranza del Popolo vota “no” alla legge di applicazione, dovrebbe essere il Consiglio Federale a trovare una soluzione per attuare l’articolo costituzionale votato il 9 febbraio 2014. Potrebbe proporre una soluzione che si avvicina un po’ di più a quanto scritto nell’articolo costituzionale, ma senza compromettere gli accordi bilaterali: è questa la via più probabile. Oppure il Consiglio Federale opta per un’ordinanza che se applicata rompe i bilaterali… Ma una decisione di tale portata alla fine dovrà comunque passare dal voto popolare.”
Insomma, sempre di bilaterali si parla…“Certo, il succo del discorso è che i bilaterali sono degli accordi complessi che coprono vari settori e c’è chi pretende che noi possiamo introdurvi quello che vogliamo, prendendo solo quello che ci piace. Questo è il grande inganno che Lega-Udc vendono alla popolazione, ma in un accordo ognuna delle due parti pretende il rispetto dei termini dell’accordo secondo la massima ‘pacta sunt servanda’.”
I Democratici svizzeri sono l’unica forza politica che le ha dato sostegno… che effetto fa rispetto alle sue ideologie politiche, trattandosi di una forza di estrema destra?“Io non ho avuto nessun contatto con loro. Lo fanno probabilmente per motivi elettorali perché sanno che una parte dell’elettorato UDC non è contenta con la decisione di Blocher di non sostenere il referendum: per i Democratici svizzeri è quindi un’occasione ghiotta per profilarsi contro l’UDC. Ma alla fine è ovvio che tutte le firme, da destra e sinistra, servono per arrivare a 50mila.”
OC
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