
C'erano grandi aspettative nel poter acciuffare il malvivente che nella notte del 6 ottobre aveva preso di mira il negozio Cashmere Square Outlet di Mendrisio. Questo grazie all'impianto di videosorveglianza, posta all'esterno del negozio, che aveva catturato l'immagine dell'uomo che aveva appiccato il fuoco. Ma ora, dopo un'attenta analisi delle registrazioni, risulta impossibile risalire all'identità del piromane. Le qualità delle immagini, riporta il Corriere del Ticino, sono infatti seriamente compromesse a causa soprattutto del fumo e del calore che si sono sprigionati in seguito alle fiamme. I filmati sembrano tuttavia confermare la matrice dolosa dell'evento, come si era ipotizzato fin dall'inizio.
Al momento i tecnici stanno ancora lavorando per estrapolare dalle immagini frammenti utili per le forze dell'ordine, mentre gli inquirenti continuano le loro indagini in base agli indizi raccolti sul posto.
L'incendio è stato appiccato, sempre secondo le ricostruzioni del giornale, con un paio di taniche di benzina. Sembrerebbe che il malvivente abbia lasciato tracce del suo passaggio. Tra gli indizi ci sarebbe un mazzotto, che l'uomo avrebbe utlizzato per infrangere il vetro del negozio, e del sangue che il malvivente avrebbe perso mentre tentava di entrare.
Diverse le ipotesi al vaglio degli inquirenti. Dato che l'uomo non ha rubato né soldi né mercanzia, si presuppone che si sia trattato di un atto intimidatorio o vendicativo per un eventuale torto subito. Appare invece meno probabile che l'incendio sia dovuto a un atto sconclusionato riconducibile a una mente instabile. Si è parlato anche di possibili avvertimenti lanciati da ambienti criminali subito dopo l'accaduto. Ipotesi che per ora resta tale, dato che non sono stati raccolti elementi probandi in merito.
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