
Anche la Città di Lugano, come gli altri centri del Cantone, ha registrato negli ultimi anni un forte aumento dei casi di persone che fanno capo a prestazioni di assistenza.
Un aumento addirittura del 180% in otto anni, visto che si è passati da 730 a oltre 1'330 casi. Lo evidenzia il Giornale del Popolo, che ha sentito in merito il capodicastero degli Istituti sociali comunali di Lugano, Lorenzo Quadri, e il direttore degli Istituti sociali, Paolo Pezzoli.
"Dal 2010 in là, c'è stata una vera e propria impennata" dichiara Quadri. "E la cifra sembra destinata al rialzo, tanto che ora l'assistenza costa annualmente alla Città di Lugano 5,6 milioni di franchi."
Il totale della spesa per le persone in assistenza è di 24 milioni di franchi ma la Città deve coprirne solo il 25%, visto che il resto lo paga il Cantone.
"Se pensiamo che otto anni fa l'onere finanziario era di 2,2 milioni franchi annui, si può ben dire che abbia compiuto un gran balzo, essendo cresciuto del 250%" aggiunge Quadri, il quale sottolinea che se la tendenza all'aumento dovesse proseguire "la spesa potrebbe diventare infinanziabile".
In particolare preoccupa l'aumento dei casi tra i giovani: sono ormai più di 150 le persone sotto i 30 anni che dipendono dall'assistenza pubblica.
Non tutti per effettiva necessità, come spiega Lorenzo Quadri: "L'assistenza dovrebbe essere l'ultima ratio, ovvero bisognerebbe farne richiesta solo in casi di difficoltà finanziaria evidente e non facilmente risolvibile nell'immediato. Ma capita talvolta che il giovane che vuole uscire di casa perché non va molto d'accordo con i genitori, faccia richiesta di assistenza per potersi pagare il proprio appartamento. Benché sia un suo diritto chiedere tali prestazioni, vorremmo innanzitutto che, per quelli che talvolta sono dei capricci momentanei, si trovassero delle soluzioni tra familiari e parenti."
Un pensiero, quello di Quadri, condiviso da Pezzoli: "Effettivamente negli ultimi tempi rivolgersi all'assistenza per cose del genere sta diventando quasi una prassi normale. Per questo il sistema va rivisto."
Secondo Pezzoli bisogna investire di più nell'integrazione delle persone nel mondo del lavoro. Secondo Quadri, invece, la soluzione sta nel limitare gli afflussi di lavoratori provenienti dall'estero.
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