
“Quello che è stato proposto non ci sorprende per quello che riguarda i primi allentamenti. Ritengo tuttavia che la prospettiva di un mese per ottenere la seconda tappa, che propone misure tutto sommato moderate e modeste, sia eccessivamente lunga. Sarebbe stato auspicabile lasciare una finestra temporale di 2-3 settimane e una prospettiva di allentamenti maggiori, penso soprattutto alla ristorazione”. Queste le prime considerazioni di Raffaele De Rosa alla luce delle decisioni prese dal Consiglio federale, che propende per un allentamento “graduale” delle misure. Una prima tappa è infatti prevista il 1° marzo, con la riapertura di negozi, musei, sale di lettura delle biblioteche, aree esterne degli zoo, giardini botanici, impianti sportivi e di svago. La seconda arriva solo il 1° aprile e comprende la ristorazione. “Forse si poteva immaginare una seconda tappa più favorevole alla ristorazione in un lasso di tempi più corto”, ha ribadito ai microfoni di Teleticino il consigliere di Stato ticinese, che si riunirà con i colleghi di Governo per analizzare tutte le proposte che giungono da Berna.
Riguardo alla possibilità di introdurre dei test, tema che non è stato affrontato oggi dalle autorità federali ma che permetterebbe di depistare maggiormente il virus dando via libera a determinate attività, De Rosa rimane aperto a questa possibilità, mettendo però l’accento sui rischi. “Il Cantone nell’ambito di politica dei test è stato all’avanguardia”, ha risposto il direttore del DSS, ricordando il tempestivo intervento quando è stata rilevata la variante inglese nella casa anziani di Balerna e alla scuola media di Morbio Inferiore. “Abbiamo effettuato in maniera rapida il depistaggio all’interno delle strutture e nel caso della scuola anche alla popolazione, potenziando il checkpoint nel Mendrisiotto”. Per quanto riguarda i test rapidi, “una delle criticità riguarda i falsi positivi, ma soprattutto i falsi negativi su persone asintomatiche”, rileva il consigliere di Stato. “Inoltre il test rapido può dare una falsa sicurezza. Nella fase di incubazione può anche non individuare il fatto che la persona sia positiva. È per questo che nell’ambito del depistaggio non ricorriamo ai test rapidi, ma ai test PCR, che sono molto più affidabili e veritieri”.
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