
L'Ufficio federale di statistica ha comunicato ieri che a fine 2016 è stato raggiunto un nuovo record di frontalieri in Ticino, ovvero 64'327 lavoratori (vedi articolo suggerito).
Ma quali sono i settori che hanno maggiormente contribuito a stabilire questo nuovo primato?
A frugare tra le cifre ci ha pensato il Giornale del Popolo, che oggi presenta un'ampia panoramica della situazione nonché il commento del direttore della Divisione economia Stefano Rizzi.
Ebbene, i settori che nell'ultimo decennio hanno conosciuto la maggior crescita di frontalieri sono tutti nel terziario. A cominciare dall'istruzione, che nel 2006 contava 381 frontalieri e l'anno scorso 1'136, per un aumento che quindi sfiora il 200%. O dalle attività immobiliari, che in dieci anni hanno visto aumentare il numero di frontalieri del 175%. Nei servizi di informazione e comunicazione l'aumento è stato addirittura del 226% e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche del 286%!
Da notare comunque il calo nell'Amministrazione pubblica, dove i frontalieri sono calati da 53 a 49.
Rizzi conferma che la crescita dei frontalieri è da attribuire esclusivamente al terziario, "che risulta essere anche il settore maggiormente esposto alle pressioni sui livelli salariali."
"Dalle inchiese svolte dalla Commissione tripartita emerge come la professione di impiegato di commercio, per la quale sono stati adottati diversi contratti normali di lvoro, necessiti di particolare attenzione" dichiara ancora Rizzi. "I controlli sul mercato del lavoro verranno ulteriormente rafforzati grazie ai potenziamenti previsti dalla concretizzazione del controprogetto all'iniziativa "Basta con il dumping salariale", sia nei servizi cantonali che nelle commissioni paritetiche."
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