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Ticino
Tre risoluzioni per l'USS
Tre risoluzioni per l'USS
Tre risoluzioni per l'USS
Redazione
9 anni fa
Il sindacato ha espresso preoccupazione per il servizio pubblico, il dumping salariale e la nuova politica migratoria

L'Assemblea delle delegate e dei delegati dell'Unione sindacale svizzera - Ticino e Moesa (USS), riunitasi a Bellinzona il 6 giugno, ha discusso e approvato tre risoluzioni riguardanti il servizio pubblico, il degrado nel mondo del lavoro e la politica migratoria. 

Per la salvaguardia del servizio pubblico e per la promozione del bene comune

L'Assemblea ha espresso viva preoccupazione per i continui attacchi al servizio pubblico messi in atto "sia dalle Autorità federali, sia da quelle di molti cantoni" sottolinea il sindacato in una nota. L’Assemblea ha inoltre richiamato l’importanza della promozione del bene comune, come leva di cambiamento sul piano economico, politico, culturale e sociale.

"In Ticino" si legge nella nota dell'USS, "non è bastato il referendum vittorioso contro la parziale privatizzazione degli ospedali La Carità di Locarno e del Civico di Lugano, per convincere il Dipartimento della sanità e della socialità a rinunciare a proporre nuovi interventi nefasti alla sanità pubblica. Sono in preparazione proposte per sviluppare nuove collaborazioni con il privato, intese a indebolire la sanità pubblica. Sono in corso manovre per non consegnare, come previsto dalle convenzioni stipulate a suo tempo, il Cardiocentro all'Ente ospedaliero cantonale, ma di farne una struttura privata. A livello nazionale preoccupa fortemente l'accelerazione dello smantellamento del servizio postale. Presentato come inevitabile in seguito ai cambiamenti tecnologici, in realtà si tratta invece di una strategia per rendere redditizi tutti i settori della Posta per poi poterli cedere al privato. Il progetto attuale è chiaro: fare più utili possibili peggiorando il servizio pubblico a scapito delle fasce deboli della popolazione e tagliando sulle condizioni di lavoro".

L’USS-Ticino e Moesa pertanto considera la difesa del servizio pubblico una priorità del movimento sindacale e ritiene necessario ripristinare la natura pubblica delle aziende, mettendo in primo piano la fornitura del servizio ai cittadini e non il conseguimento di risultati finanziari.

Contro il degrado nel mondo del lavoro sono indispensabili livelli salariali dignitosi

L'Assemblea ha ricordato che la situazione del mercato del lavoro ticinese è sempre più segnata dalla pressione sui salari, dal dumping e dalla diffusione del precariato. Un'emergenza che secondo il sindacato deve essere al centro dell’agenda politica cantonale. "Negli ultimi anni i salari mediani in Ticino sono in costante calo e il divario con la media nazionale supera il 17% ovvero oltre 1000.- al mese" sottolinea l'USS nella nota. "In Ticino il 30% della popolazione è a rischio di povertà (nel 2010 era circa il 20%), mentre il 17% della popolazione è considerata povera (nel 2010 era circa l’11%). Rispetto al resto della Svizzera in Ticino si registrano un tasso di disoccupazione ILO superiore così come un tasso di sottoccupazione superiore e in continua crescita (17400 persone nel 2015 contro le 8400 del 2004)".

L'USS-Ticino e Moesa pertanto sottolinea l’insufficienza dei livelli salariali dei contratti normali decretati sinora dal Consiglio di Stato, "ciò che produce una sorta di legalizzazione del dumping salariale. I contratti normali devono includere più livelli salariali in funzione della formazione e dell’esperienza per riconoscere adeguatamente le qualifiche".

L'USS auspica che il messaggio del Consiglio di Stato sui salari minimi legati all’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino” non sancisca livelli retributivi indecenti. "Alla luce degli ostacoli giuridici che impediscono un risultato migliore i minimi salariali non devono assolutamente essere inferiori a 3525.- ovvero al livello delle prestazioni sociali. Una cifra che permette unicamente di sopravvivere ma non di vivere dignitosamente. Il fatto che certi ambienti padronali propongano 3000.- al mese è semplicemente vergognoso".

Per una nuova politica migratoria in Svizzera

L’Assemblea ha infine ribadito come le attuali politiche in materia di migrazione rappresentano "un attacco frontale ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che stanno subendo un processo sempre più pressante di precarizzazione e indebolimento economico e sociale".

"L’approccio estremamente restrittivo nella gestione della migrazione, concretizzato attraverso l’amministrazione dei permessi di soggiorno (rilascio, rinnovo e revoca), alimenta un processo di esclusione nei confronti dei migranti e di negazione dei diritti acquisiti" sottolinea l'USS. "Negli ultimi anni, infatti abbiamo assistito al moltiplicarsi di decisioni di rifiuto dell’indennità disoccupazione anche per stranieri stabilitisi in Svizzera da molti anni, che hanno partecipato al finanziamento dell’assicurazione disoccupazione dalla quale si vuole adesso escluderli; ammonimenti e minacce di revoca del permesso di soggiorno per le famiglie composte da almeno un cittadino straniero perché, in un momento di difficoltà economica sono state costrette a far capo agli aiuti sociali; aumento dei permessi di soggiorno di breve durata a svantaggio dei permessi di dimora e domicilio, il cui ottenimento è divenuto sempre più difficile e problematico; revoca o non rinnovo dei permessi di soggiorno B e C anche per lavoratori stranieri residenti in Svizzera da molti anni".

Proveddimenti che secondo l'USS hanno lo scopo di fare pressione sulla popolazione straniera residente, "affinché rinunci alle prestazioni di cui ha pieno diritto, rendendola estremamente vulnerabile sia da un punto di vista economico che sociale. Questo approccio non fa altro che favorire la messa in concorrenza dei lavoratori, attraverso un ricatto incrociato che colpisce tutti: lavoratori autoctoni, stranieri della vecchia ondata migratoria e nuova generazione di lavoratori migranti, costretti ad accettare la loro condizione di sfruttati, divenendo lo strumento per la diffusione del precariato e del dumping salariale".

Per queste ragioni l'assemblea dell'USS Ticino e Moesa sostiene il progetto e le attività del Comitato unitario per una nuova politica migratoria svizzera (formato da diverse forze politiche, sociali e culturali), auspicando la diffusione di una cultura della migrazione che sia ancorata ai "principi dell’accoglienza, della solidarietà e della responsabilità dello Stato nei confronti della popolazione che lo abita".

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