
La procuratrice pubblica Margherita Lanzillo ha chiesto ieri una condanna a 20 mesi di carcere per un transessuale, ex postino di Lugano, accusato di coazione, ingiuria e abuso di impianto di comunicazione, per aver perseguitato per quattro anni una donna che l'ha respinto.
La vittima della persecuzione ha raccontato in aula lo stress psicologico che ha dovuto subire per quattro anni, fatto di lettere intimidatorie, telefonate anonime e paura di essere aggredita, tanto da aver dovuto iniziare ad assumere ansiolitici, oltre che rinunciare ad uscire la sera a Lugano.
La donna aveva commesso l'errore di fare un sorriso di troppo al postino, che aveva conosciuto in quanto le portava le lettere in ufficio. Il trans aveva mal interpretato quel sorriso e da allora non aveva smesso di riservarle attenzioni. Troppe, secondo la donna, che aveva allora chiesto ad un collega di intervenire per far capire al postino di lasciarla in pace. Il collega era così intervenuto, ma peggiorando le cose: il trans iniziò a inviare una lunga serie di lettere anonime alla donna, sempre più volgari, offensive e spaventose, stando all'accusa.
"Uno stalker nel caso più scolastico del termine" lo ha definito l'avvocato Edy Grignola, patrocinatore dell'accusatrice privata.
E alcune prove ci sono: per esempio le foto della donna ritrovate sul computer del trans, o i numeri di riferimento delle raccomandate, riconducibili al postino stesso, il quale è stato nel frattempo licenziato.
La Procura ha quindi chiesto una pena di 20 mesi da espiare. La difesa, rappresentata dall'avvocato Stefano Pizzola, il proscioglimento, in quanto non ci sarebbero prove dello stalking.
Oggi alle Correzionali di Lugano il giudice Amos Pagnamenta leggerà la sentenza.
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