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Ticino
Tragedia di Brissago, l’agente agì per proteggere
Lara Sargenti
6 anni fa
La Corte dei reclami penali ha respinto il ricorso dei parenti del richiedente l’asilo ucciso da un poliziotto nell’ottobre 2017

L’agire dell’agente era giustificato da legittima difesa per proteggere terze persone. Lo ha stabilito la Corte dei reclami penali (CRP) che ha respinto il reclamo inoltrato dai coniugi del 38enne richiedente l’asilo dello Sri Lanka che il 7 ottobre 2017 venne ucciso da un colpo di pistola sparato da un poliziotto.

Il procuratore pubblico Moreno Capella, ricordiamo, lo scorso 11 novembre 2019 aveva emanato un decreto d’abbandono del procedimento nei confronti dell’agente che aprì il fuoco. Decisione contro la quale i parenti della vittima avevano ricorso. Ora la CRP ha stabilito che il diritto dei reclamanti ad un’inchiesta efficace ed approfondita “non è stato in alcun modo violato, stabilendo che tutti i mezzi di prova rilevanti sono stati raccolti in modo imparziale, in tempi brevi, rispettivamente sono stati approfonditi da periti laddove si trattava di accertamenti di tipo scientifico” si legge nella nota del Ministero pubblico. “Sia l’imputato, sia l’accusatore privato hanno inoltre potuto partecipare all’assunzione di tali mezzi di prova, e tutte le circostanze fattuali rilevanti sono state oggetto di contraddittorio”.

In sede di abbandono del procedimento, era stato stabilito che l’impiego della pistola d’ordinanza era “da ritenersi giustificato e le modalità messe in atto, proporzionate alle circostanze”. Questo alla luce del fatto che “malgrado l’esito finale letale” tali modalità erano l’unica soluzione possibile per evitare che l’aggressore potesse attuare le sue intenzioni essendo la vita di terze persone realmente in pericolo.

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