
Che il sistema viario sia al limite e rischi di scoppiare è una percezione ben presente per chi impugna il cambio nel nostro cantone. Anche a livello nazionale, tuttavia, la situazione è critica: strade e autostrade non tengono più. A dirlo i dati dell’Ufficio federale delle strade (Ustra): con 29,6 miliardi di veicoli-chilometro percorsi, il volume di traffico sulla rete viaria nazionale nel 2023 è salito dell'1,5% rispetto al 2022. "In alcuni tratti, le strade nazionali sono arrivate al limite", commenta Lorenzo Quolantoni, responsabile della comunicazione dell'Ustra. "In alcuni punti basta che qualcuno freni all'improvviso per creare rallentamenti o code".
In Ticino "traffico cresciuto più che altrove"
A spiccare tra i dati, però, un +22,4%, pari all’aumento delle ore che gli automobilisti sono costretti a trascorrere in coda per un totale di 48'807 ore, raggiungendo così un valore record. Sulla rete viaria è il nostro cantone a fare un grande balzo in avanti per le ore passate in coda, pari al +34%. Anche per il numero di ore di ingorghi il Ticino rimane ben ancorato sul podio, secondo dopo Zurigo: a Sud delle Alpi, in coda si sono passate 5'000 ore, dato in forte in aumento rispetto all’anno precedente, quando gli automobilisti ticinesi ci erano stati 3'700 ore. Nel nostro cantone "siamo tornati alla situazione pre-Covid", conferma a Ticinonews Lorenzo Quolantoni. "Il Ticino ha visto i suoi ingorghi crescere di più di quelli di altri cantoni". Inoltre, "il San Gottardo rimane un punto critico".
Il Mendrisiotto piange
Per il Ticino, dati non confortanti anche per la variazione delle ore di congestione su alcune singole tratte, che hanno visto un aumento del traffico rispetto all'anno precedente. È il caso del tratto tra Lugano Nord e Mendrisio in direzione sud, come tra Mendrisio e il confine. Il traffico ha visto un aumento anche sul Piano di Magadino, ma è sulla A24, con il raccordo di Stabio, che si registrano le note più dolenti: le ore infatti sono pressoché raddoppiate, passando da 488 a 980. La conclusione, secondo Quolantoni di Ustra, è inevitabile: "È un campanello di allarme. Bisogna fare qualcosa".

