
34 anni lui, kosovaro naturalizzato italiano. 34 anni lei, siciliana. Sono questi i due presunti membri dimoranti in Ticino della banda di trafficanti di uomini smantellata negli scorsi giorni dalla Procura della repubblica di Palermo, di cui hanno riferito il Corriere del Ticino e la RSI. I due, legati sentimentalmente, sono domiciliati a Maroggia, l’uomo però, che i colleghi di TeleTicino sono riusciti a contattare, risiede attualmente a Lucerna e ha affermato di essere disoccupato e intenzionato a tornare in Ticino.
Secondo gli incarti dell’inchiesta italiana, i due avrebbero trasportato illegalmente delle persone attraverso il confine svizzero. In almeno due occasioni e dietro compenso. Durante una lunga telefonata l’uomo ha negato di appartenere a una banda criminale, ma ha ammesso di aver commesso degli sbagli, per i quali è già stato condannato, assieme alla compagna, dalla giustizia ticinese lo scorso anno.
Il decreto d’accusa nei loro confronti, datato giugno 2017, ha stabilito una pena pecuniaria sospesa per due anni e una multa di 800 franchi per violazione della legge federale sugli stranieri. Lo sbaglio, da lui raccontato ai microfoni dell'emittente di Melide, sarebbe stato quello di aver accompagnato delle persone in possesso di patenti svizzere. Dando per scontato che avessero anche i documenti. Più volte gli sono state contestate le intercettazioni delle sue telefonate, nelle quali appare evidente la sua consapevolezza di commettere un reato. Ma l’uomo ha continuato a negare. Si è detto invece sconvolto dal fatto che sia riemersa una storia che riteneva conclusa e di aver sempre lavorato onestamente in Ticino e Svizzera. La sua intenzione nei prossimi giorni è di rivolgersi a un legale per chiarire la sua posizione, anche di fronte allo Stato italiano.
Negli atti dell’inchiesta italiana sono contenuti i nomi di altre quattro persone residenti in Ticino, nel Bellinzonese, che hanno partecipato al trasporto di undici clandestini attraverso il valico di Ponte Cremenaga il 3 marzo del 2017. Il loro destino giudiziario è però ancora incerto, quella vicenda infatti si lega al caso dei permessi falsi per cui l’inchiesta principale, condotta dal procuratore pubblico Antonio Perugini è ancora in corso. Uno di questi, però, il detentore del furgone usato per il trasporto, si sarebbe già dato in fuga trovando rifugio in Serbia.
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