
Una persona stimata. Un giornalista molto conosciuto e noto per il suo equilibrio e rigore eppure secondo le accuse, un uomo dalla doppia vita: ufficialmente volto della tv di Stato di Teheran ma anche una spia o quantomeno «appartenente o molto strettamente legato ai servizi segreti iraniani». Nejad Hamid Masoumi, 51 anni, giornalista accreditato da anni presso la Sala stampa estera a Roma, è una delle sette persone finite in manette (cinque italiani e due iraniani, due altri iraniani sono latitanti) nell'ambito della operazione «Sniper», in inglese cecchino, eseguita dalla Guardia di Finanza di Milano e coordinata dal procuratore aggiunto Armando Spataro. Uno dei fermati aveva residenza in Svizzera. Masoumi, volto della tv iraniana «Irib» (Islamic Republic Iran broadcasting) avrebbe trattato con un gruppo di imprenditori italiani «l'acquisto e materiale di armamento 'dual use': equipaggiamento civile che viene trasformato da chi lo utilizza in materiale bellico. Un giro di «triangolazioni internazionali», tra Milano, Bucarest, Londra e Dubai (da dove partivano le spedizioni per l'Iran), avrebbe consentito ad un ex dirigente della «Beretta», 43 anni, trevigiano d'origine e titolare della società Antares international di aggirare l'embargo per la vendita di armi a Teheran. Secondo il gip il traffico avrebbe convogliato in Iran puntatori laser (200 quelli sequestrati in Romania e altri 100 nel'aeroporto di Heathrow a Londra su una fornitura complessiva di mille pezzi), anche giubotti autorespiratori, paracadute un elicottero. Mentre sarebbe stata scongiurata la vendita di proiettili traccianti e materiale termochimico per costruire «bombe sporche». Le intercettazioni inchioderebbero Masoumi: una enorme mole di telefonate (ma anche e mail e sms) nelle quali il giornalista non avrebbe fatto mistero del suo ruolo di 007 e mediatore del mercato delle armi. Masoumi Nejad era diventato corrispondente a tempo pieno della radio-tv di Stato iraniana dopo l'elezione di Mahmud Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica islamica, nel 2005. Prima, oltre che con l'Irib, collaborava con il quotidiano ultraconservatore Kayhan e con la compagnia di bandiera Iran Air. Il giornalista è stato arrestato stamani vicino alla sede dell'Associazione della stampa estera, nel centro di Roma. Un ruolo di intelligence determinante, per la scoperta del traffico di armi, è stato assicurato dall'Aise che ha collaborato con la Guardia di Finanza. Anche se non è contestata l'aggravante del terrorismo, è fondato il sospetto degli investigatori che il materiale sequestrato potesse essere destinato, una volta in giunto Iran, ad alimentare i canali del terrorismo internazionale. L'altro presunto 007 iraniano, 55 anni, è stato arrestato a Torino. Sono latitanti altri due iraniani. In manette oltre al trevigiano 43enne anche la sua compagna, di 40 anni, un socio di 45 anni, nonché un avvocato di Torino, che si era recato in Iran a contattare ufficiali dell'esercito per la compravendita degli armamenti. In carcere, infine, un 56enne titolare di una società di telecomunicazioni. Arrestato anche un ticinese di CrescianoTra le sette persone arrestate a Milano per un traffico d’armi verso l’Iran, vi è pure un 44enne di Cresciano. L’uomo - comunica la RSI - è socio in un’impresa di Varese operativa nel campo informatico il cui titolare è considerato il promotore delle attività illecite scoperte nell'inchiesta. Il 44enne è pure amministratore unico di due società che commerciano materiale aeronautico a Biasca. Secondo alcune fonti della RSI, ci sarebbe stato anche un sequestro a Cadenazzo. Ma questa informazione non ha ancora trovato conferme. Spataro ha sottolineato la collaborazione avuta con le autorità inquirenti elvetiche. Contatto dall'ATS il Ministero pubblico della Confederazione ha confermato la cooperazione con i magistrati di Milano, ma non ha fornito dettagli. ATS/RED.
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