
Non sono mancate le reazioni indignate da parte della destra ticinese sull'esito del dibattito al Consiglio degli Stati sul 9 febbraio. A prendere posizione per prima è la Lega dei Ticinesi, che in una nota afferma di aver preso atto "con sconcerto, ma senza sorpresa" della decisione a favore della variante del senatore liberale radicale Philipp Müller (vedi articolo suggerito).
"Anche la Camera alta, dopo il Consiglio nazionale, ha licenziato una "ciofeca" che calpesta la volontà popolare, la Costituzione e la democrazia" scrive il movimento di via Monte Boglia. "Niente di nuovo sotto il sole: anche la Camera dei Cantoni capitola davanti ai ricatti dei balivi di Bruxelles. I camerieri si moltiplicano...".
Secono la Lega, "la preferenza indigena - di fatto - extra light, oltre a violare la Costituzione, non ridurrà né l'immigrazione né il frontalierato (anche i frontalieri ed i cittadini UE in cerca d'impiego in Svizzera possono iscriversi agli URC). Siamo dunque sempre ancora ai piedi della scala".
Davanti a un simile risultato, "che prende a pesci in faccia la volontà popolare", la Lega auspica il lancio di un'iniziativa popolare contro la libera circolazione delle persone. Deplora inoltre che "nessuno dei due senatori ticinesi abbia sostenuto il modello Föhn, l'unico a prevedere un'applicazione fedele dell'articolo costituzionale 121 a".
"Ancora una volta" conclude la nota, "il 70% dei ticinesi, che ha plebiscitato il 9 febbraio, viene tradito dai suoi rappresentanti, succubi degli ordini di scuderia dei rispettivi partiti e dimentichi degli obblighi nei confronti degli elettori. I quali, si spera, se ne ricorderanno al momento opportuno".
Parole simili vengono espresse anche dal consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, che su Facebook ha commentato: "Come ampiamente previsto, anche dal consiglio degli Stati è uscita una ciofeca che non rispetta la Costituzione. Volontà popolare e democrazia vengono calpestate in nome del servilismo nei confronti dell'UE. Ma come: i parlamentari, prima di entrare in carica, non giurano/promettono di rispettare la Costituzione? Invece, quando si tratta di venire al dunque, ecco che si moltiplicano gli spergiuri".
"Quanto uscito dalla Camera alta" prosegue Quadri, "allo stesso modo della "lozza" licenziata dal Nazionale (a settembre, ndr), non permette affatto di restituire alla Svizzera la facoltà - scriteriatamente svenduta - di decidere sull'immigrazione. Il popolo ha votato ben altro; e viene sconfessato dai suoi rappresentanti".
Sulla stessa lunghezza d'onda anche il presidente dell'UDC ticinese Piero Marchesi: "Il 2 novembre scorso io e Marco Chiesa avevamo scritto ai Senatori ticinesi Fabio Abate e Filippo Lombardi, chiedendo che in occasione del voto agli Stati sull'applicazione del 9 febbraio rispettassero la volontà del popolo ticinese votando la proposta avanzata dall'UDC, che avrebbe permesso di applicare fedelmente l'iniziativa. Non hanno mai risposto alla nostra lettera. Dopo il loro voto odierno in favore di un'applicazione che nulla ha a che fare con quanto votato dal popolo, ora capiamo il perché. I ticinesi vi ringraziano".
"Tante chiacchere e nessun fatto per il Ticino!" commenta dal canto suo il consigliere nazionale democentrista Marco Chiesa. "A parole sui giornali a caratteri cubitali si sostiene la versione del Consigliere agli Stati Peter Föhn, che comprende contingenti, tetti massimi e preferenza indigena. In gioco c'era la faccia davanti ai ticinesi!"
Ma in verità, continua Chiesa, "qui a Berna, proprio stamattina, nella stanza ovattata, gli unici ad aver sostenuto un'applicazione fedele del 9 febbraio erano gli UDC con la loro proposta chiara e trasparente. I nostri due Consiglieri, rapresentanti del Ticino che ha approvato l'iniziativa con il 68% dei consensi, senza scomporsi, hanno invece optato per dare un bel calcio alla volontà popolare. Nessun sostegno da parte loro al Canton Ticino!"
Lapidario anche il deputato Tiziano Galeazzi: "Semplicemente una "baggianata in salsa bernese" dettata dalle calate di braghe svizzere verso l'UE fallita e composta da burocrati. Ancora una volta il Popolo svizzero ha perso di fronte a una classe politica che ha paura della propria ombra".
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