
Oggi all’ex macello non c’era nessuno striscione di protesta. Dopo il via libera del Consiglio comunale di Lugano al credito per il concorso di progettazione del comparto senza autogestione, la reazione dei molinari è stata una lunga lettera inviata ieri sera ai media dove si ripercorrono i 23 anni a tratti burrascosi di autogesione luganese. L’ultimo capitolo della storia è stato scritto lunedì sera: presto partirà una richiesta di disdetta della convenzione firmata nel 2002, annunciava il sindaco Marco Borradori. E la risposta dei molinari si trova nell’ultima frase della lettera: “Qui siamo, qui restiamo! Il Molino non si tocca!”. Insomma tra il Municipio e gli autogestiti è muro contro muro, anche se il vicesindaco Michele Bertini, interpellato da TeleTicino, preferisce smorzare i toni.
"Credo che in questo momento non bisogna buttare benzina sul fuoco né da una parte né dall'altra" ha dichiarato all'emittente di Melide. "È stata presa una decisione importante per il futuro di Lugano; mi rallegro di questa decisione. Bisogna lavorare per poterla realizzare, più in fretta possibile. Evidentemente sarebbe bello con una soluzione condivisa da tutti. Se ciò non fosse possibile, probabilmente si arriverà a dover rivedere i termini d'uscita da parte dell'autogestione. Ma ripeto: non parliamo su delle ipotesi, su "se" o "ma", oggi rallegriamoci di questa decisione presa, abbiamo però con questa decisione anche assunto la responsabilità di trovare una soluzione, e per trovare una soluzione bisogna essere in due".
Una voce critica però si è sollevata anche dall’interno stesso dell’Esecutivo ed è quella della municipale Zanini Barzaghi che ritiene l’annuncio della disdetta ai molinari inopportuno con queste tempistiche. Un po’ come entrare a gamba tesa in una situazione già delicata.
"Prima di arrivare a ristrutturare questo edificio passeranno ancora parecchi anni" sottolinea la municipale socialista. "Quindi già cominciare la discussione con l'autogestione dicendo 'vi mandiamo una disdetta', non mi sembra una grande apertura".
Secondo Zanini Barzaghi anche il Municipio ha le sue responsabilità in questo muro contro muro. "Non è facile dialogare con loro e d'altra parte, dal nostro fronte, non trovano un'apertura corrispondente" ribadisce la municipale. "Bisogna quindi trovare delle nuove modalità per dialogare con queste realtà; altre città svizzere lo fanno, ma Lugano non sembra pronta a farlo".
Un’apertura che, al contrario, secondo Bertini il Municipio ha già dimostrato. Il problema, come detto prima, è proprio quello che in un dialogo bisogna essere in due e nel caso dell’autogestione non è ben chiaro chi sia il secondo. "Questo è il grosso problema sollevato anche dai colleghi di Municipio" replica ancora Bertini. "Si fa fatica avere un dialogo perché gli interlocutori cambiano spesso e devono riportare alla loro assemblea, che decide all'unanimità... Insomma ci sono varie difficoltà. L'unica cosa di cui posso rallegrarmi è che finalmente la politica ha preso coscienza che uno spazio di quel genere, pregiato in centro città, vicino all'università, non può essere lasciato nella situazione attuale. Questa è la decisione che è stata presa. Adesso bisogna proseguire in questo senso".
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