
L'edilizia ticinese «tiene», anche se le sfide non mancano. È questa l'estrema sintesi del bilancio presentato dalla sezione ticinese della Società Svizzera Impresari Costruttori (SSIC) a Lugano. Il settore da 300 imprese, 5.500 lavoratori ed una cifra d'affari complessiva di 3 miliardi di franchi, sta tutto sommato bene. Le riserve di lavoro ammontano a 5 mesi per l'edilizia. Più sotto pressione il genio civile, con il dato che scende a 3 mesi. Un fattore legato alle difficoltà delle finanze pubbliche, spiega SSIC. Ticinonews ha seguito la conferenza per saperne di più.
Investimenti pubblici e geopolitica
«Da una parte chiediamo di non diminuire gli investimenti, che danno sicurezza al nostro mercato. Un investimento che viene eliminato oggi crea costi maggiori nel lungo periodo», spiega il presidente di SSIC Ticino, Massimo Cereghetti. «Dall'altra parte auspichiamo anche decisioni più veloci. Siamo in attesa di questa legge edilizia ormai da 6 anni. Servirebbe una soluzione per renderla più veloce, perché le domande di costruzione siano più rapide e non diano adito a ricorsi inutili», prosegue Cereghetti. Ma non è l'unica sfida con cui SSIC è confrontata: a giocare un ruolo sono anche dinamiche globali. «L'instabilità geopolitica pesa soprattutto nella fornitura dei materiali, nei trasporti, nell'energia, ed è un fattore molto impattante. Ciò vale soprattutto per cantieri medio-piccoli, di breve durata, che non possono scaricare questi costi aggiuntivi sulla fattura finale al committente», spiega il direttore di SSIC Ticino, Nicola Bagnovini. A creare difficoltà è anche l'imprevedibilità della situazione internazionale, che porta a «cambi molto repentini, come aumenti del 30% in poche settimane. E le imprese devono sopportare questi aggravi», illustra Bagnovini.
Il futuro, tra attrattività ed ottimismo
In prospettiva preoccupa il ricambio generazionale del settore. In particolare per quanto riguarda i professionisti con esperienza e in ruoli di responsabilità. Nel 2024, secondo i dati di SSIC, erano solo 10 i capi di età inferiore ai 29 anni. Per l'età tra i 30 ed i 49 anni il dato sale a 104. La maggior parte di loro, 228, hanno più di 50 anni. Il settore gioca le sue carte, in primis quella di una buona retribuzione e del miglioramento delle condizioni di lavoro. Nonostante ciò, trovare nuovi professionisti non è sempre evidente: «Siamo attrattivi perché offriamo delle belle condizioni salariali, ma è pur sempre un lavoro duro», spiega il vicepresidente di SSIC, Fabrizio Bellini. «Molti giovani preferiscono altre professioni che sembrano più "appaganti", tranquille», specifica Bellini. Nonostante le sfide, SSIC guarda al futuro con ottimismo. «Abbiamo il termine del 2029, dopo il quale non sarà più possibile dedurre le spese di manutenzione. Credo che in questi anni, chi vorrà intervenire sul proprio edificio lo farà. E questo sarà uno stimolo per le aziende medio-piccole». Nel pubblico «speriamo che la situazione si sistemi, soprattutto per le finanze, e che ci sia il coraggio di investire e mantenere l'occupazione attuale. Bisogna fare attenzione a non tramutare un momento difficile in una crisi occupazionale che avrebbe anche conseguenze per l'ente pubblico», conclude Bagnovini.

