
La partenza da Stabio di Tom Ford Distribution è finita al centro di un'interrogazione dell'MPS al Governo, nella qualle chiede lumi sull'impatto dei dazi sui tessuti quando la ditta in questione in realtà è un centro di logistica e fatturazione, piuttosto che di produzione.
Il movimento si dice infatti sorpreso non tanto della partenza "di un altro marchio prestigioso", ma piuttosto della ragione addotta, ovvero che sarebbe colpa dei dazi. Riportando le parole del segretario di Ticino Moda Alberto Riva rilasciate alla Regione, secondo cui la questione è legata alle dogane, l'MPS fa notare che il 1° maggio 2019 il Consiglio federale ha deciso di abolire "tutti i dazi su filati, filati ritorti, tessuti e stoffe a maglia, nonché alcuni prodotti speciali dal 1° luglio di quest’anno".
Inoltre, prosegue il movimento, la seconda sorpresa sta nel fatto che per il registro di commercio "Tom Ford Distribution Sagl a Stabio è una Società a garanzia limitata nel ramo «Commercio di vestiti»", non nella produzione. "Quindi la Tom Ford Distribution - come facilmente intuibile dal nome - non importava tessuti e non li lavorava; era un centro di logistica e fatturazione, come Armani e come la LGI prima che smantellassero le loro attività in Ticino" sottolineano i deputati Matteo Pronzini, Angelica Lepori e Simona Arigoni. "Non si capisce quindi che impatto avrebbero su queste attività i dazi sui tessuti, peraltro aboliti proprio per rendere più concorrenziale il settore. Per contro se la Tom Ford Distribution fosse venuta sul nostro territorio al solo scopo di trasferire gli utili realizzati in altri paesi in Ticino dove gode di privilegi fiscali, come hanno fatto tante altre imprese, la partenza appare ineluttabile visto che con le nuove regole internazionali queste imprese saranno comunque obbligate a pagare le imposte dove creano valore aggiunto e producono".
"Vista la confusione creata da queste dichiarazioni, a noi sembra che le possibilità siano solo tre" scrivono Pronzini, Lepori e Arigoni. "Tom Ford Distribution ha svolto attività non dichiarate nel registro di commercio, il segretario di Ticino Moda non sa quali siano le attività svolte da uno dei suoi membri o questo è l’ennesimo tentativo di disinformare in merito a un settore che per anni ci è stato descritto come “promettente” e che era in realtà un castello di carte".
Da qui le domande poste al Governo:
1. Che dazi si applicano sui tessuti in Ticino?
2. È possibile per un’impresa svolgere attività diverse da quelle dichiarate al Registro di commercio?
3. Se Tom Ford Distribution avesse effettuato attività non conformi a quanto dichiarato nel Registro di commercio, la commissione paritetica Ticino Moda-OCST avrebbe dovuto avvisare le autorità?
4. Sul sito ufficiale di Ticino Moda[2] figurano 27 associati, fra i quali tre LGI (Logistics, International, Operations) e Tom Ford Distribution. Le prime stanno smantellando le loro attività, la seconda ha già lasciato il Ticino. Se il settore Moda conta 400 aziende (addirittura 700 secondo l’on Vitta[3]) Ticino Moda può essere considerata rappresentativa del settore?
5. Se tutte le altre aziende non sono associate a Ticino Moda chi è competente per il controllo dei salari e il rispetto delle disposizioni per la protezione della salute dei lavoratori?
6. Il gruppo Kering ha accettato di pagare una megamulta di 1,25 miliardi di euro per aver creato “una stabile organizzazione occulta in Italia” che si occupava delle attività di commercializzazione, che ufficialmente avrebbero dovuto essere svolte in Ticino da LGI. Nell’inchiesta della procura di Milano sono pure indagati alcuni manager del gruppo, in particolare il CEO e l’ex CEO di Gucci, che facevano figurare false residenze in Ticino. Visto che le attiva della LGI NON era svolte in Ticino e visto che i manager NON abitavano nel nostro cantona, il Consiglio di Stato ha rivisto le cifre sull’indotto generato dalle società a statuto speciale, principals e stabilimenti di impresa che aveva presentato in occasione della Riforma III della fiscalità delle imprese?
7. La Svizzera attua gli standard del G20 e dell’OCSE per contrastare l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili («Base Erosion and Profit Shifting», BEPS) e dall’anno fiscale 2018 i gruppi di imprese multinazionali in Svizzera sono tenuti a presentare rendicontazioni Paese per Paese che a partire dal prossimo anno saranno inviate alle autorità fiscali degli altri paesi. La Tom Ford Distribution era tenuta a stilare rendicontazioni paese per paese?
8. A livello federale cominciamo ad essere avanzate le prime stime delle perdite fiscali dovute all’applicazione del programma BEPS. Pirmin Bischof (PPD/SO), presidente della Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio degli Stati, alla NZZ am Sonntag ha dichiarato: "Se includiamo cantoni e comuni, potrebbe costare alle autorità fiscali svizzere fino a dieci miliardi di franchi". Il canton Ticino ha effettuato una stima delle perdite fiscali?
9. Nel Messaggio “Adeguamento della Legge tributaria cantonale alla Legge federale concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) - Riforma fiscale cantonale” il Consiglio di Stato, al capitolo 2.2.3 “Rilevanza delle società a statuto speciale per il Ticino” cita i dati fiscali relativi all’anno 2016, quindi antecedenti alla partenza di Armani, della Tom Ford Distribution e allo smantellamento della LGI. Visto che le autorità cantonali hanno sempre affermato che il settore Moda era il miglior contribuente del Ticino, le cifre risultano ormai superate. Non ritiene il Consiglio di Stato di dover pubblicare una stima aggiornata per garantire un’informazione corretta?
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