
Il finanziere ticinese Tito Tettamanti ha inviato lo scorso 8 novembre una lettera al direttore della RSI Maurizio Canetta per esprimere il proprio disappunto per un documentario andato in onda il giorno precedente e per comunicargli che a seguito di quella trasmissione ha deciso di sostenere l'iniziativa No-Billag.
"Ero incerto nei confronti dell'iniziativa No-Billag per la sua radicalità" scrive Tettamanti nella lettera, riportata oggi dal Corriere del Ticino. "Dopo la trasmissione di lunedì sera voterò un sì convinto. Non sono d'accordo che i miei soldi invece che per la cultura servano per l'indottrinamento."
La trasmissione in questione è un documentario sul linguista statunitense Noam Chomsky, intitolato "Requiem al sogno americano", andato in onda lunedì 7 novembre su La2.
"Non è ammissibile che la RSI trasmetta un simile documentario senza nessun avvertimento (non tutti debbono conoscere Chomsky) sull'estremismo delle sue posizioni, che non fanno certo la maggioranza negli USA nonostante qualche condivisione di temi con Donald Trump (non faccio ovviamente nessun paragone tra i due personaggi)" scrive Tettamanti. "Come se non bastasse, il "Requiem al sogno americano", che già non suona molto bene, viene trasmesso 48 ore prima della votazione per la presidenza USA. Questione di buon gusto."
"Nel documentario Chomsky afferma che il Governo americano invita i cittadini a odiarsi l'un l'altro, che Adam Smith invita ad arricchirsi e a non occuparsi degli altri (dimostrazione di scarsa conoscenza del moralista scozzese)" prosegue Tettamanti. "Scene di polizia che spara su scioperanti risalenti, penso, agli anni '30 (quindi non di massima attualità), citando lo sciopero dei camionisti ma dimenticando la presenza di gangster tipo Jimmy Hoffa alla testa di quel sindacato."
"Non mi dilungo" continua Tettamanti, "ma la trasmissione di un documentario di parte e di propaganda, senza il minimo avvertimento o commento, in più a due giorni dalle elezioni, non è cultura, ma indottrinamento."
Tettamanti afferma di aver fatto "per iscritto e a voce, sia a Comano che a Besso più volte, i nomi di intellettuali, ma mai nessuno di loro è stato interpellato e dall'Italia arrivano i soliti noti".
"Il documentario su Chomsky avrebbe avuto tutt'altro valore ad esempio se postillato o commentato da Luigi Marco Bassani, nato a Chicago e professore di storia delle dottrine politiche all'Università di Milano, autore di numerosi libri sugli USA" prosegue Tettamanti. "Ma dove si trova il professor Bassani? Non distante: all'USI di Lugano. Quanto è faticosa la cultura."
Il finanziere non ha quindi più voglia di pagare la Billag. E mette pure in dubbio la sua partecipazione ai dibattiti della RSI. "Mi sto chiedendo se mi conviene venire a fare da alibi quale utile idiota al dibattito del 13 dicembre 2016 con lei" conclude. "Ci penso e glielo faccio sapere."
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