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"Tito Tettamanti ha ragione, ma..."
"Tito Tettamanti ha ragione, ma..."
"Tito Tettamanti ha ragione, ma..."
Redazione
10 anni fa
Luigi Pedrazzini replica al finanziere. "Chomsky è di parte, ma ecco mille motivi per sostenere la RSI"

Il presidente del consiglio regionale della CORSI Luigi Pedrazzini replica oggi allo scritto con cui il finanziere Tito Tettamanti ha annunciato al direttore della RSI Maurizio Canetta di aver deciso di sostenere l'iniziativa No Billag (vedi articolo suggerito), tramite un articolo pubblicato sul Giornale del Popolo e sul Corriere del Ticino.

Pedrazzini sostiene che quello di Tettamanti è stato un "chiarimento apprezzabile, perché finora l'illustre commentatore aveva tenuto un profilo molto critico nei confronti del "mondo SSR" (RSI, CORSI), lasciando però intendere che un'azienda con impostazione diversa avrebbe ancora potuto beneficiare del suo sostegno."

"La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la programmazione di un documentario ("La fine del sogno americano" di Noam Chomsky) alla vigilia delle elezioni americane" prosegue Pedrazzini. "Questa RSI, ha scritto Tettamanti, fa indottrinamento."

"Il documentario incriminato era oggettivamente di parte" riconosce Pedrazzini, "come lo erano però, con indirizzo diverso, altri servizi diffusi prima delle elezioni. Personalmente ho ad esempio seguito il documentario sulla storia controversa delle alleanze di potere tra i Clinton e gli Obama, dal quale le due famiglie democratiche ne uscivano assai malconce. Ho pure visto e ascoltato i contributi realizzati dai collaboratori della RSI (tele e radio) in vista del voto e non mi sento di dire che avevano lo scopo di indottrinare il pubblico per indurlo a tifare per la Clinton."

"La nostra RSI ha fatto meglio e più oggettivamente di molte altre aziende di comunicazione pubbliche e private" scrive ancora il presidente della CORSI, "anche se ha lasciato emergere (come tutti i media occidentali) preoccupazioni nel caso di elezione di Donald Trump."

Pedrazzini difende quindi con forza la RSI, "anche se non dice sempre quello che io vorrei sentire", ed elenca alcuni motivi a sostegno del suo pensiero: "Perché rimane un elemento insostituibile per permettere alla Svizzera italiana di affermare la sua cultura e la sua identità; perché dà agli svizzero italiani programmi e prodotti in quantità e qualità tali da evitare l'inforestieramento della comunicazione audiovisiva; perché da voce alla nostra gente, alle nostre associazioni; perché alimenta il confronto politico; perché fa del giornalismo di inchiesta professionale, senza sposare gli eccessi che spesso accompagnano questo tipo di giornalismo; perché mi offre intrattenimento e molto sport senza costi aggiuntivi; perché grazie alla chiave di riparto solidale, la Svizzera italiana beneficia di risorse che non sarebbe mai in grado di raccogliere da sola (a meno di portare il canone attorno ai mille franchi...); perché, sempre grazie alla solidarietà confederale, è un'azienda di comunicazione che dà lavoro a più di 1'000 persone e che lascia sul territorio un indotto milionario!"

"L'elenco potrebbe ovviamente continuare" conclude Pedrazzini, che invita a tenersi ben stretta, "anche se talvolta ci irrita", questa RSI. "Perché No Billag non creerà un'azienda radiotelevisiva diversa bensì un vuoto che sarà principalmente riempito dalle reti (in parte a pagamento!) della vicina Italia."

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