
Il caso TiSin e il CCL firmato da tre aziende del Mendrisiotto è approdato ieri in Gran Consiglio, dove è stata aperta una discussione generale su richiesta del deputato Matteo Pronzini (MPS). Boris Bignasca, membro di direzione dell’organizzazione Tisin, non ha partecipato al dibattito perché direttamente coinvolto e ha quindi lasciato la sala.
La discussione, durata circa tre ore, ha fatto emergere la necessità di trovare delle soluzioni e si sono aperti spiragli per una modifica di legge. Non sono tuttavia mancate critiche e mea culpa. Se Pronzini ha ricordato l’emendamento che metteva in guardia sulla deroga dei CCL, richiamando alla responsabilità chi non l’ha approvato, esponenti del PS, PPD e PLR hanno criticato l’agire dell’organizzazione TiSin e dei suoi rappresentanti leghisti. Significativo anche l’interventeo del granconsigliere leghista Daniele Caverzasio. “È difficile difendere l’indifendibile e mi distacco in modo chiaro dal sindacato TiSin”. Da parte sua Samantha Bourgoin dei Verdi, promotori dell’iniziativa popolare sul salario minimo, ha invitato ad assumersi le proprie responsabilità: “Noi siamo responsabili per uscire da questa situazione, noi dobbiamo agire”. Una delle vie per intervenire in tempi rapidi, è stato evocato da Maurizio Agustoni (PPD) e Ivo Durisch (PS), è quella legislativa.
Nel dibattito è intervenuto anche il direttore del DFE Christian Vitta, che ha lanciato un monito alle aziende: da dicembre potranno arrivare multe, oltre all’adeguamento ai minimi salariali, per quei CCL stipulati in maniera scorretta. Il Consigliere di Stato ha anche ricordato che ci sono due ricorsi pendenti al Tribunale federale e ha invitato il plenum alla prudenza, evitando di “trarre conclusioni affrettate, che potrebbero posticipare la decisione dell’Alta Corte”. Sui prossimi passi, Vitta ha dichiarato che questo giovedì si terrà un incontro con le parti sociali per discutere del caso in questione.
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