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Ticino
“Tipica soluzione svizzera di compromesso”
© CdT/Gabriele Putzu
© CdT/Gabriele Putzu
Marco Jäggli
6 anni fa
Filippo Lombardi è lungi dall’essere entusiasta per l’allentamento sui grandi eventi. Tuttavia, dichiara: “Questa è la condizione minima per consentirci di sopravvivere”

Sulla scia della decisione odierna del Consiglio federale sull’allentamento del limite di 1’000 persone ad evento, il TG Estate ha intervistato Filippo Lombardi, Presidente dell’Hockey Club Ambrì Piotta e Consigliere agli Stati uscente. Per Lombardi, anche se non si può ancora parlare di entusiasmo, la soppressione del limite ad ottobre, “è la condizione minima per consentirci di sopravvivere”, per quanto si tratti appunto di una soluzione di compromesso. Inoltre, aggiunge, ulteriori restrizioni sarebbero giustificabili solo se la pandemia minacciasse veramente di sovraccaricare il sistema sanitario. Cosa che, per il patron dell’Ambrì, al momento non si sta verificando.

Qual è la sua reazione, è più entusiasta o più dubbioso?
“L’entusiasmo ci sarebbe se avessimo un vaccino, se fosse finita la pandemia e di si potesse giocare come sempre. Siamo ben lontani da quell’entusiasmo, siamo di fronte a una tipica decisione svizzera di compromesso: da una parte si prolunga ancora per un mese questa misura per permettere giustamente di valutare l’andamento della pandemia. Dall’altro lato si è detto non si è data la libertà di poter fare tutto dovendo comunque applicare i concetti di protezione forniti dalla Lega. E non sono concetti da poco, sono severi e restrittivi e costeranno anche qualcosa alle società sotto forma di investimenti da fare, mantenendo comunque una capienza limitata. Inoltre è anche una decisione squisitamente federalista in quanto si lascia libertà di applicazione ai cantoni, che di solito la rivendicano e ora non si capisce perché se ne lamentino. Anche se un coordinamento rimane necessario”.

Sembra che Berset fosse contrario a questo allentamento, così come molte altre voci. Cosa vuol dire, che forse è davvero un contentino per i club?
“Non è un contentino, è la condizione minima per disputare dei campionati e consentire ai club di sopravvivere. Il mantenimento puro e semplice del limite dei 1'000 fino a fine anno o addirittura fino a fine anno significherebbe non poter disputare il campionato e per molti club anche il fallimento. Ci sono club che possono permettersi perdite multimilionarie, noi quel periodo l’abbiamo passato. Perdere quasi 5 milioni perché si è dovuta disputare una stagione quasi senza pubblico sarebbe per noi impossibile, e penso sia lo stesso per altri club”.

Cosa significherebbe invece se davvero si giungesse a metà settembre e si constatasse che non ci si può permettere questo allentamento?
“Toccherebbe al Consiglio federale e al Parlamento di chinarsi sulla questione. Magari nella sessione di settembre si dovrebbero decidere allora nuovi aiuti ai club sportivi, come abbiamo fatto per i media, per la cultura ma non è ancora stato fatto per lo sport. I prestiti preannunciati al momento non sono applicabili e non c’è niente per i club sportivi oggi come oggi. Chiaro che se il Governo dicesse “reintroduciamo l’obbligo dei mille e diamo fondi a fondo perso ai club” ci consentirebbe di sopravvivere. Ma noi non vorremmo fondi a fondo perso, vorrebbe giocare una stagione il più vicino possibile alla normalità”.

La conferenza dei direttori cantonali della sanità in una nota odierna parla di responsabilità, una responsabilità che loro sembrano spingere verso gli organizzatori, in questo caso ai club. Siete pronti ad assumervi questa responsabilità?
“Purtroppo, è un fatto conosciuto che è difficile che nella politica e nell’amministrazione pubblica qualcuno si assuma delle responsabilità prima. Si tende sempre a scaricarla. Io constato una cosa: a febbraio e a marzo ci è stato spiegato che la ragione del lockdown era il sistema sanitario che rischiava di collassare. Constato ora che al di là del numero altalenante dei contagi di oggi, il sistema sanitario al momento è sotto controllo: i contagiati spesso sono più giovani, ci meno pazienti in cure intense, eccetera. Al momento attuale il sistema sanitario ha un’ampia capacità di riserva. Se ci trovassimo in una situazione come a febbraio o a marzo nessuno eccepirebbe a nuove restrizioni ma solo se il sistema sanitario fosse effettivamente troppo sollecitato. Anche se i contagiati oscillano, ma questi contagiati sono asintomatici o presentano sintomi leggeri, di per sé non costituiscono ancora una crisi sanitaria come paventato in precedenza”.

La Valascia dovrà subire un lifting per applicare le nuove misure?
“Assolutamente sì. Noi i nostri calcoli li abbiamo fatti anche se mancano i dettagli, ma ci aspettiamo 2-300'000 franchi di nuovi costi, soprattutto per creare le tribune provvisorie e applicare disinfezioni e controlli accresciuti. Tutto questo avrà un costo ma siamo pronti ad assumercelo perché sarebbe molto peggio per noi giocare con il limite dei mille. Limite che, ripeto, al momento non ha senso. Mille persone nella pista di Biasca sono tante e abbastanza vicine, 1'000 persone nello stadio di Berna da 17'000 posti è un'altra cosa. È molto più mirato dire “facciamo questi interventi che limitano la capacità massima” ma che almeno si adattano alla situazione di ogni club”.

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