
"È normale vedere i finanzieri italiani che si aggirano in borghese tra Chiasso e Lugano?". Lo ha chiesto al Governo, tramite un'interrogazione parlamentare, il deputato leghista Massimiliano Robbiani. A suo dire questi agenti, la cui presenza sarebbe stata ripetutamente segnalata da più cittadini, avrebbero l'intento di spiare i clienti delle banche.
Il Governo, rispondendo a Robbiani, spiega che la Polizia cantonale non sottovaluta il problema della possibile presenza di finanzieri italiani in Ticino, prestando la massima attenzione alle segnalazioni ricevute. Ma malgrado queste segnalazioni, non si è mai potuto appurare concretamente la presenza di agenti italiani sul nostro territorio.
In seguito a un'interpellanza di Lorenzo Quadri (Lega), anche il Consiglio federale si era chinato sul tema. Ma, afferma il Governo ticinese, nemmeno le misure di sorveglianza adottate a livello federale hanno portato a constatazioni oggettive.
Ovviamente, ribadisce il Governo, chi su suolo svizzero compie per conto di uno Stato estero atti che spettano a poteri pubblici senza esservi autorizzato si rende punibile secondo il Codice penale svizzero. Il Consiglio di Stato ha già sensibilizzato la Confederazione sulla problematica e intende rifarlo sfruttando l'occasione dell'atto parlamentare di Robbiani.
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