
Tante conferme, ma anche qualche rivelazione. È una radiografia importante quella scattata dall’Ufficio cantonale di statistica sul mercato del lavoro ticinese. Uno studio che molto presto approderà sul tavolo del Governo e non mancherà di far discutere, e che forse aiuterà a capire le dinamiche del mercato del lavoro ticinese. Dalla disoccupazione al fenomeno dei frontalieri.
Due sono i dati che balzano subito all’occhio. I padroncini in Ticino negli ultimi 7 anni sono triplicati. Nel 2012 un lavoratore su quattro era frontaliere; il 25% della manodopera impiegata. Nel terzo trimestre del 2013 su 59'000 frontalieri registrati, 14'000 lavoravano come impiegati non qualificati, 10'000 come artigiani, e altri 10'000 come addetti alla vendita.
Ma lo studio non si limita ad affrontare il tema del frontalierato, approfondisce anche il fenomeno dei prestatori di servizio indipendenti, i cosiddetti padroncini. In soli 7 anni, più precisamente dal 2005 al 2012, i padroncini sono triplicati, passando a circa 3'700 unità. Di conseguenza sono aumentante notevolmente le ore lavorative, passando da 33 a 84 mila. Il che vuol dire, in stima, l’equivalente di circa 353 posti di lavoro solo nel 2012. La maggior parte di loro ha svolto prestazioni nel campo dell’edilizia, e del genio civile.
Un altro tema importante affrontato dallo studio, è quello che riguarda i salari medi, che in 10 anni in Ticino, più precisamente tra il 2000 e il 2010 sono aumentati di circa 640 franchi, passando da 4350 a 5000. I cittadini svizzeri in media hanno avuto un aumento di circa 600 franchi su 10 anni, mentre gli stipendi dei lavoratori frontalieri sono aumentati di circa 400 franchi.
Molti dati, come detto. Dati importanti. Che ora sono a disposizione del Consiglio di Stato.
Christian Fini
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