
A sorpresa, l'ambasciatore svizzero in Italia Giancarlo Kessler è stato convocato ieri dal segretario generale della Farnesina, Michele Valensise, per discutere delle nuove norme decise dal Canton Ticino, ovvero la richiesta dell'estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per tutti coloro che intendono richiedere o rinnovare un permesso B (dimoranti) o G (frontalieri).
Roma ha chiesto all'ambasciatore di porre fine a questa "discriminazione", e Kessler ha risposto ribadendo che Berna considera "incompatibili" con i bilaterali le misure del Canton Ticino e assicurando di volersi impegnare per risolvere la situazione.
Ciò significa che le misure decise dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi sono destinate a scomparire presto?
Nient'affatto, secondo il diretto interessato.
"Molto probabilmente i nostri rappresentanti diplomatici si saranno sentiti in obbligo di distanziarsi dalla misura ticinese e di doversi scusare con le autorità italiane" ha commentato Norman Gobbi sul suo profilo Facebook. "Tocca sempre e solo al Ticino fare il "bambino cattivo" per difendere il nostro territorio e la nostra popolazione?"
"E poi, perché nessuno ha sinora fatto ricorso contro l'obbligo di presentare il casellario giudiziale per i permessi B e G che - tra l'altro - vien richiesto a tutti e non solo agli italiani?" ha scritto ancora il presidente del Governo.
Il quale evidentemente non intende fare dietrofront. Tramite la RSI Gobbi ha poi lanciato una frecciatina verso Roma: "l’Italia dovrebbe porsi la domanda sul perché ogni giorno, nonostante tutto, 60'000 lavoratori frontalieri vengono a lavorare in Ticino, e, annualmente, migliaia di italiani scelgono il Ticino come dimora."
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