
Per il dottor Cerny dell’Epatocentro Ticino i numeri in Ticino sono migliori del previsto, ma parte del “merito” può vedersi anche dalla chiusura della Lombardia, che è tornata a riaprire solo oggi: occorre dunque vedere quali saranno gli sviluppi nelle prossime settimane. L’epidemiologo, nell’intervista a Teleticino, si è anche a lungo soffermato sulla strategia di vaccinazione presentata oggi dal Cantone in conferenza stampa: si continua a scaglioni, probabilmente in fasce d’età di 10 anni alla volta. “La strategia”, ha commentato, “è molto saggia perché usa i vaccini dove servono di più”.
I cantoni hanno diverse strategie per la loro campagna vaccinale, secondo lei si potrebbe aprire ad altre fasce di popolazione o quello che sta facendo il nostro Cantone è una buona strategia?
“L’idea è di adoperare questa preziosa risorsa, il vaccino, dove c’è la maggiore utilità: chiedendosi quindi di quanti vaccini ho bisogno per evitare che una persona si contagi o abbia un esito grave della malattia. In questo senso la strategia è molto saggia perché usa i vaccini dove servono di più”.
Nei Grigioni è stato detto che possono iscriversi tutti ma che i più giovani dovranno aspettare fino a due mesi. Questo approccio dà però un’indicazione di quale sarà l’adesione alla campagna di vaccinazione. Potremmo pensare anche noi un modello simile?
“Non ne vedo una grande utilità. Forse sensibilizza le persone a pensarci concretamente dato che c’è un processo avviato. È possibile però che poi non si presentino. Penso che a livello logistico la pianificazione ticinese sia più logica e più lineare”.
La Confederazione negli scorsi giorni aveva proposto di vaccinare il più possibile con la prima dose per poi rinviare eventualmente la seconda. Il Ticino ha invece scelto di aspettare di avere abbastanza dosi per tutte e due le somministrazioni: come giudica questa scelta?
“Secondo me è giusto, la copertura dopo la prima vaccinazione con vaccini mRna è attorno al 25% dopo due settimane e poi sale attorno al 50% attorno al momento della seconda somministrazione. Però questi vaccini devono essere dati in due dosi per avere questo fantastico 95% di protezione. Secondo me anche la scelta della commissione dei vaccini, che ha consigliato a chi ha già avuto un Covid documentato di effettuare solo una vaccinazione, non è molto solida. Questo non è mai stato studiato seriamente e penso debba passare un po’ di tempo per essere più sicuri. Comunque vaccinare è uno strumento favoloso, assolutamente.
Ci sono tante incognite rispetto al vaccino per le donne incinte: si procederà ma ci sono degli studi in corso a livello mondiale sugli effetti per la madre e per il bambino?
“Quando si sono fatti gli studi di registrazione si sono potuti registrare diversi casi di gravidanza nei 6 mesi di sperimentazione su decine di migliaia di persone. Perché queste succedono, e in questi casi non si sono rilevati eventi negativi né per le donne né per i bambini. Nel frattempo abbiamo molti dati in più, pur senza avere studi specifici, rilevati sulle molte gravidanze che si sono verificate in persone vaccinate: lì non sono emersi dei problemi particolari, né per il nascituro né per la madre”.
È notizia di oggi che l’UE ha deciso di adire alle vie legali verso AstraZeneca. Noi abbiamo pre-acquistato 5 milioni di dosi, è un segno che questa strada si sta un po’ chiudendo?
“Swissmedic ha comunicato chiaramente che questo vaccino è ancora in fase di valutazione, che il dossier completo non è ancora stato valutato nella sua forma definitiva e che sono state poste delle domande all’azienda. Quindi il capitolo non è ancora definitivamente chiuso, bisognerà aspettare le dichiarazioni di Swissmedic anche perché la Svizzera ha preso un impegno riguardo a questo vaccino”.
A suo avviso sarà possibile arrivare entro alla fine dell’estate alla soglia del 70% della popolazione vaccinata?
“È sempre difficile fare delle prognosi perché le variabili sono tante: dal profilo dell’organizzazione e della logistica vediamo che le organizzazioni, in particolare in Ticino, stanno lavorando bene. A volte però basta un piccolo inghippo per far capitolare tutta la catena di produzione, abbiamo visto anche questo. Dunque sì, se le cose vanno bene questo obiettivo può essere raggiunto”.
Come vede l’attuale situazione dei contagi in Ticino, che sembra costante al momento?
“Quello che vediamo è positivo: temevamo di peggio. Ovviamente la mia lettura è soggettiva, ma secondo me in Ticino siamo avvantaggiati dal rigore che è stato dimostrato in Lombardia, che solo da oggi si sta riaprendo. Noi dobbiamo vederci in un contesto lombardo più che in un contesto svizzero. Purtroppo però la prospettiva è che, con le riaperture e il bel tempo, ci sarà probabilmente un aumento dei casi tra una o due settimane e penso che bisogna mantenere alta la guardia”.
Oggi l’UFSP ha dichiarato che non ci devono essere preoccupazioni riguardo alla “variante svizzera” rilevata in Piemonte. Può dirci qualcosa in più?
“La valutazione è assolutamente giusta. È una variante che fa parte dell’albero genealogico dove si trova anche la variante britannica: per questo i primi caratteri della sigla sono li stessi: B.11. Quella britannica è però una variante più contagiosa e aggressiva che è molto diversa da quella di cui si è parlato in Piemonte. Condivide qualche mutazione con quella britannica ma non ci deve assolutamente far pensare a qualcosa di pericoloso e sta nettamente diminuendo negli ultimi mesi, secondo i dati che abbiamo non porrà dei problemi”.
È preoccupato invece per la variante indiana che sta provocando gravi problemi nel subcontinente asiatico?
“Ci mancano ancora conoscenze: questa variante ha delle mutazioni che possono preoccupare e i dati che provengono dall’India ci fanno pensare che sia una variante che non risponde bene a un’immunizzazione pregressa. La domanda che dobbiamo porci è dunque quanto la vaccinazione attuale possa proteggerci da questa variante. Studi di questo tipo sono in corso e ci daranno informazioni supplementari. Chiudere gli ingressi dall’India è sicuramente uno strumento molto importante per contenere questa e altre varianti”.
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