
Da oggi sul sito www.ti.ch/innovazione è disponibile la versione finale dello studio “Analisi dei settori ticinesi: benchmarking internazionale e smart specialisation”, commissionato dal Dipartimento delle finanze e dell’economia all’istituto di ricerca BAK Basel.
La pubblicazione del rapporto era già stata anticipata, lo scorso 16 marzo 2015, durante la conferenza stampa di presentazione della politica dell’innovazione. Lo studio costituisce, infatti, la base scientifica sulla quale pianificare e costruire strategicamente le priorità di sviluppo economico del nostro Cantone, nel contesto del nuovo programma di attuazione 2016-2019 della politica economica regionale – attualmente in fase di elaborazione – e della nuova Legge per l’innovazione economica (nLInn).
Lo studio di dicembre 2014, ora tradotto in italiano, ha quindi permesso di analizzare l’economia ticinese in maniera dettagliata e strutturata, identificando quattro settori chiave alla luce delle tendenze in atto a livello nazionale e internazionale. L’analisi scientifica si è focalizzata sui settori industriali, allargando però lo sguardo e aggregando a questi ultimi altri comparti – tra cui, ad esempio, il commercio all’ingrosso, i servizi e la ricerca – in base a una visione più ampia di “specializzazione intelligente” (smart specialisation). Il settore finanziario e quello dei servizi di alloggio e ristorazione, oggetto di strategie cantonali specifiche, non vengono invece trattati in modo approfondito.
I risultati emersi permettono di riflettere attentamente e con accezioni differenti su più punti. In primo luogo, la sintesi degli indici – “performance”, “attrattiva” e “potenziale strutturale” – elaborati per misurare la competitività dimostra che il nostro Cantone si colloca molto bene a livello internazionale, sebbene al di sotto delle maggiori aree di riferimento svizzere.La performance economica del nostro Cantone evidenzia una regione molto dinamica, confrontata, tuttavia, con alcune debolezze dettate da una produttività del lavoro inferiore alla media svizzera, dalla stagnazione del settore bancario e dalla presenza di settori industriali caratterizzati da una limitata innovazione. La crescita economica degli ultimi dieci anni è stata sostenuta da più settori – con un ruolo preponderante dei servizi – a testimonianza della spiccata diversificazione dell’economia ticinese che risulta, nel complesso, positiva.
Anche l’attrattiva del Ticino è elevata nel contesto internazionale, frutto di condizioni quadro favorevoli, quali, ad esempio, una fiscalità moderata sia per le imprese che per i lavoratori altamente qualificati oppure una buona raggiungibilità. A livello nazionale, tuttavia, il nostro Cantone subisce la concorrenza fiscale delle altre piazze, che risultano essere più attrattive.
Il potenziale strutturale è positivo e segue un andamento analogo a quello appena evidenziato, caratterizzato da valori superiori alla media europea ma inferiori a quella svizzera. Il vantaggio su scala internazionale è dettato da settori per i quali è attesa un’elevata crescita economica oppure che presentano importanti vantaggi in termini di produttività. D’altro canto, nel confronto con la Svizzera, questa produttività risulta al di sotto della media in quasi tutti i settori, a causa dei poli riconosciuti a livello mondiale presenti in altre regioni, come ad esempio quello chimico e farmaceutico od orologiero.
Per quanto riguarda l’innovazione, il Ticino si trova in posizione non ottimale a livello sia internazionale che nazionale. Ciò è dovuto alla bassa densità di pubblicazioni scientifiche e alla densità di brevetti che, pur attestandosi sopra la media europea, risulta minore rispetto alle principali piazze concorrenti. Tuttavia, un’analisi più approfondita mostra promettenti margini di specializzazione di brevetti in alcuni settori a elevato valore aggiunto, come, ad esempio, nelle scienze della vita e nel settore delle macchine.
Grazie a queste considerazioni e alle analisi dei processi di trasformazione futuri (“megatrend”), sono stati individuati quattro settori chiave sui quali potrebbe puntare l’economia ticinese per un proficuo sviluppo: le scienze della vita, la moda, la meccanica ed elettronica, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT). Si tratta di settori che contribuiscono, complessivamente, a circa i due terzi delle esportazioni complessive e che alimentano altri importanti settori trasversali come il commercio all’ingrosso e la ricerca. Si può, pertanto, parlare di “specializzazioni intelligenti”, ovvero l’aggregazione di diverse componenti – commerciali, produttive e di ricerca – che vanno a formare e rendere interessanti i settori chiave appena citati.
Come sottolineato dalla Direttrice del DFE Laura Sadis, «i risultati dello studio saranno parte integrante del processo di elaborazione del programma d’attuazione 2016-2019 della politica economica regionale tutt’ora in corso. Questi ultimi permettono, quindi, di riflettere su quanto già fatto e di trarre indicazioni riguardo a progetti importanti già in cantiere e alle strategie future.»Si pensi, in particolare, alla candidatura per una sede di rete dello Swiss Innovation Park incentrata sul tema “moda, lusso e logistica dei dati”. «Questo importante progetto s’inserisce coerentemente tra i settori chiave individuati», osserva Stefano Rizzi, Direttore della Divisione dell’economia, «parallelamente, anche lo sviluppo di particolari realtà nell’ambito della ricerca, che spaziano dai rinomati istituti già presenti o in fase di creazione presso USI e SUPSI al Centro svizzero di calcolo scientifico (CSCS), confermano la bontà delle scelte finora effettuate.»I punti forti che conferiscono al Ticino una posizione di vantaggio sono sicuramente preziosi da riconoscere. «Tra di essi, le condizioni quadro che ci rendono già un attore interessante a livello internazionale devono essere mantenute e sviluppate per guadagnare terreno anche in ambito nazionale», prosegue Stefano Rizzi. «La politica economica regionale e la strategia di sviluppo economico promossa dal Cantone puntano proprio sul rafforzamento di queste ultime e delle condizioni precompetitive.»
Non da ultimo, è fondamentale essere consapevoli anche dei punti deboli della nostra economia. Per la Direttrice del DFE «essi non devono allarmare, bensì portare a riflettere su solide basi conoscitive, fungendo da stimolo per migliorare e prevedendo così misure appropriate nell’ambito delle strategie future.» In particolare, «un’innovazione finora non ancora debitamente sfruttata deve trovare nuovo vigore e slancio attraverso iniziative come la nuova Legge per l’innovazione economica – che sarà prossimamente vagliata dal Gran Consiglio – e il consolidamento del “sistema regionale dell’innovazione”, composto da molteplici importanti tasselli.»
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