
Francesco Maggi non nasconde la delusione dopo che la Commissione economia e tributi degli Stati ha annunciato che proporrà al plenum di non dare seguito a tre iniziative ticinesi. Il capogruppo dei Verdi nella passata legislatura, faceva parte della delegazione ticinese ricevuta dalla Commissione lo scorso gennaio. Durante l’incontro i commissari avevano avuto modo di ascoltare le preoccupazioni dei deputati ticinesi.
“Pur avendo capito la situazione i commissari sono passati dove l’acqua è bassa. Gli sarebbe costato troppo lavoro convincere le Camere federali ad intraprendere dei passi a favore di zone che superano certi valori di soglia – nel caso specifico l’iniziativa chiedeva l’istaurazione di zone a statuto speciale nel caso in cui la manodopera estera avesse superato il 30% del totale dei lavoratori”.
“Il Ticino – continua Maggi - è stato di nuovo lasciato solo ad affrontare problemi, primo fra tutti la lotta impari fra un Cantone di periferia confrontato con la Lombardia che ha salari la metà dei nostri e fa diventare la situazione insostenibile. A fronte di situazioni estreme ci vuole volontà politica e rimedi estremi. Noi abbiamo cercato di affrontare questo cammino, Berna non l’ha fatto anche se esistono altri tipi di statuti speciali: quello delle multinazionali e quello dei globalisti. A dimostrazione che quando c’è volontà politica gli statuti speciali sono possibili”.
Ma il quadro odierno, secondo Maggi, non è completamente negativo: “La Commissione ha presentato un postulato al Consiglio federale in cui chiede di valutare meglio la situazione del nostro Cantone. Fra qualche mese conosceremo i contenuti del rapporto. Magari proporranno delle misure straordinarie”.
AR
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