
Paragonare una persona ad Adolf Hitler non è lesivo dell'onore. Almeno non in ogni caso.
Il 27 luglio 2012 un ticinese aveva sporto querela contro un suo conoscente, che in presenza di altre persone l'aveva paragonato al dittatore nazista. L'uomo ipotizzava i reati di diffamazione, calunnia ed ingiuria.
Nel febbraio 2013, però, il procuratore pubblico del Canton Ticino aveva abbandonato il procedimento a carico del querelato, ritenendo tale paragone non lesivo dell'onore, in quanto non riferito a particolari ideologie politiche, ma piuttosto alla caratteristica di "voler comandare".
L'uomo aveva poi inoltrato ricorso presso la Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Canton Ticino, ma nemmeno qui era riuscito ad ottenere ragione. I giudici avevano infatti ritenuto che il paragone si inseriva in un contesto di pluriennale continua litigiosità tra le parti, noto ai presenti, e non aveva manifestamente alcun nesso con posizioni ideologiche o politiche.
La vittima del paragone ha però proseguito la sua battaglia per il riconoscimento dei reati, appellandosi al Tribunale penale federale. Lì il suo ricorso è stato trasmesso d'ufficio per competenza al Tribunale federale. E i giudici di Losanna, con sentenza pubblicata oggi, hanno ritenuto inammissibile il ricorso. Paragonare ad Hitler, quindi, almeno in certi casi si può.
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