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Ticino
Ticino a statuto speciale, sì o no?
Redazione
12 anni fa
"Una ciofeca" o "a mali estremi, estremi rimedi"? Un giro di pareri sulla proposta portata ieri a Berna dai Verdi

Ieri una delegazione di deputati ticinesi si è recata a Berna per discutere di fronte alla Commissione dell'economia e dei tributi degli Stati, assieme ad altri temi, la proposta dei Verdi di uno statuto speciale per il nostro Cantone. Questa mattina abbiamo voluto fare un giro di pareri e sentire qual è la posizione in merito dei quattro partiti di governo.

Il candidato al Consiglio di Stato per il Partito Socialista Henrik Bang appoggia la proposta, ma non pensa che vi siano delle reali possibilità che passi. "Pur avendo votato a favore, non ho mai realmente immaginato uno scenario del genere, in cui saremmo come Alto Adige, Sardegna e Valle d'Aosta in Italia. Stravolgerebbe otto secoli di storia." Secondo Bang, "è una mossa un po' spudorata, con lo scopo di sensibilizzare la Confederazione sui problemi del nostro Cantone."

"Anche secondo la mia esperienza, a Berna non si rendono conto del disagio che stiamo vivendo" prosegue il socialista. "Gli effetti benefici dei bilaterali sono tutti per la Svizzera Interna, gli svantaggi per noi. Gli svizzero tedeschi guardano a una potenza come la Germania, i romandi alla Francia, invece noi siamo rivolti all'Italia, con tutti i suoi problemi. La reciprocità non funziona, perchè un ticinese per creare una ditta in Italia si perde nella burocrazia, mentre un italiano da noi deve solo fare tre click. La proposta di ieri sarà utile per mettere sotto la lente di ingrandimento i nostri problemi."

Secondo Bang, però, il Ticino dovrebbe "segnalare giustamente le proprie difficoltà, ma anche togliersi la sua tipica lamentite e cogliere le opportunità. Ne abbiamo una gigantesca come Alp Transit, da sfruttare da diversi punti di vista, e secondo me stiamo un po' dormendo, non siamo pronti." Bang lancia infine una piccola provocazione: "Mi stupisce che a Berna non ci fossero rappresentanti della Lega. Certo che non si può vociferare e basta, perché per andare davanti alla Commissione ci vuole un notevole sforzo di preparazione di dati e di dossier da esporre."

Giriamo immediatamente il suo dubbio a Daniele Caverzasio della Lega. "Dovevo essere io il rappresentante del mio partito, ma problemi professionali dell'ultimo minuto non mi hanno permesso di andare a Berna. Il nostro appoggio, comunque, l'abbiamo espresso con il voto in Gran Consiglio e con i nostri Consiglieri Nazionali."

Chiarito il motivo dell'assenza del suo partito, il candidato leghista all'Esecutivo sottolinea la necessità di "far prevalere il Ticino e le sue particolarità, sia positive che negative. Il nostro Cantone è già un po' speciale, poichè vive ripercussioni diverse rispetto al resto del Paese, con il frontalierato che è del tutto diverso rispetto per esempio a quello di Ginevra, o con la doppia imposizione dei frontalieri. Abbiamo 14 CNL, il numero più elevato in Svizzera, eppure non è la panacea di tutti i mali. Dovrebbe suonare un campanello d'allarme, noi sappiamo cosa stiamo vivendo ma a Berna non se ne rendono conto o non vogliono rendersene conto."

Purtroppo, il Ticino non si è presentato compatto. "Per ottenere qualcosa, si deve essere uniti. La prima domanda che la Commissione pone è se la proposta abbia avuto l'unanimità in Gran Consiglio, visto che così non è stato si può ribattere che se nemmeno noi sappiamo bene cosa vogliamo, come possiamo chiedere uno statuto speciale?", si domanda Caverzasio. "Sicuramente essendo compatti avremmo rappresentato una voce più grande."

La proposta ha possibilità di passare? "Lasciamoci sorprendere" risponde Caverzasio, secondo cui sarebbe strano avere uno statuto speciale, "ma d'altronde come detto il contesto ticinese è anomalo. Per situazioni straordinarie possono essere chieste soluzioni straordinarie, dato che le misure di accompagnamento dei bilaterali non servono, è giusto avere il coraggio e la capacità di guardare a misure diverse." Insomma, a mali estremi, estremi rimedi.

In Gran Consiglio, popolari democratici e liberali avevano bocciato la proposta di un Ticino a statuto speciale.

Per il PPD, Fiorenzo Dadò ha dichiarato di "non voler rispondere a una domanda sullo statuto speciale, che è una ciofeca ed è solo una e la meno importante delle proposte portate ieri a Berna. Non ho nessuna voglia che il Ticino venga considerato un Cantone di serie B. A mio parere, tra le proposte di ieri, era molto più importante quella che chiedeva che i contingenti siano fissati dai Cantoni e non dalla Confederazione. Dunque, per quanto riguarda lo statuto speciale mi limito a un no comment."

Sul fronte PLR, il candidato al Consiglio di Stato Christian Vitta, che faceva parte della delegazione ticinese, sottolinea come "il nostro partito aveva votato contro. Secondo noi non è uno strumento efficace, e le possibilità di attuazione sono minime. Servono misure che possano incidere. Lo statuto speciale deve ancora di fatto diventare una proposta concreta, servirebbe più che altro a riconoscere le particolarità del Ticino."

Quali, allora, le idee da sottoporre alla Confederazione per uscire dal momento difficile? "Necessitiamo di misure puntuali sui singoli temi", spiega Vitta, che cita "quelle legate alla rinegoziazione dell'accordo sui frontalieri, altre sui controlli e quelle di accompagnamento ai bilaterali."

PB

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