
"Piano concepito con modalità singolari, senza interpellare nessuno e ignorando realtà già in divenire". Il sindaco di Massagno, Giovanni Bruschetti, è tra i più spietati nei confronti del Piano cantonale delle aggregazioni presentato ieri dal Consiglio di Stato ticinese. 23 comuni al posto degli attuali 135: una rivoluzione che, stando ai pareri raccolti dal Corriere del Ticino tra i sindaci, avrà grandi difficoltà ad attecchire.
"Sono meravigliato che il Consiglio di Stato abbia trovato il tempo per simili studi quando il popolo si è espresso sul tema in tempi recentissimi" ha affermato il sindaco di Muralto, Stefano Gilardi. "Pensavo che il Governo fosse concentrato sui preventivi e che in questo ambito trovasse migliori soluzioni invece di riversare compiti ai Comuni e tasse ai cittadini."
"Questa nuova trovata del Cantone mi lascia senza parole" gli ha fatto eco il municipale di Minusio Tiziano Tommasini. "La leggo come una proposta utopica che non ha nessuna possibilità di concretizzarsi. Sono anche perplesso: abbiamo appena votato su una fusione e vi sarebbe una volontà popolare da rispettare."
"In passato quando un Paese doveva affrontare problemi interni si andava in guerra, oggi ho l'impressione che il Cantone, trovandosi alle prese con difficoltà strutturali proprie, abbia la tentazione di far riempire i propri buchi dai Comuni" ha dal canto suo dichiarato il sindaco di Ascona, Luca Pissoglio. "Nel nostro caso, poi, imporre un simile scenario vuol dire non rispettare la volontà popolare, dopo che più volte la maggioranza dei nostri cittadini ha espresso una chiara opposizione ai progetti di aggregazione fin qui proposti."
Appena più possibilista, il sindaco di Locarno, Carla Speziali. "Sul principio, ovviamente, non posso che condividere l'idea di creare Comuni più grandi e forti" ha dichiarato al Corriere del Ticino. "Si tratta di un obiettivo strategico da perseguire, ma non bisogna sottovalutare che il consenso deve essere creato dal basso."
Lo scetticismo la fa da padrone, ma non solo nel Locarnese. "Per principio sono molto scettico sulle aggregazioni, laddove non ce ne sia vera necessità" ha per esempio dichiarato Emilio Taiana, sindaco di Caslano, comune che entrerebbe a far parte del nuovo Malcantone Ovest. "Meglio le collaborazioni per l'offerta di servizi. Perlomeno hanno lasciato Magliaso nella nostra zona!"
"Non sono contenta di questo piano, come del fatto che non siamo stati coinvolti nella discussione" ha affermato Sabrina Romelli, sindaco di Collina d'Oro. "Vorrei capire le modalità di questo termine del 2020: vuol dire tra un quadriennio e mezzo, che per la politica è dopodomani. Francamente è un'accelerata senza nessuna necessità. E Lugano immaginata così è troppo grande."
Anche il sindaco di Capriasca, Andrea Pellegrinelli, esprime dubbi sull'allargamento della Città di Lugano. "Sono scettico sull'ulteriore estensione di Lugano: soprattutto a Nord, dove c'è un comprensorio che poteva fare una riflessione seria."
Favorevole al Piano delle aggregazioni, seppur con prudenza, il sindaco di Lugano Marco Borradori. "Mi sembra un Piano con una visione molto forte e marcata che personalmente condivido e spero si realizzi" ha dichiarato. "Credo che l'arco temporale di 10-15 anni consenta a chi non si riconosce in questa visione di far valere le sue ragioni, mentre a Comuni come il nostro lascia il tempo di assestarsi e prepararsi a questo nuovo assetto territoriale e istituzionale."
Entusiasta senza riserve, infine, il sindaco di Bellinzona, Mario Branda. "Sono evidentemente soddisfatto che il documento rispecchi appieno quelli che sono i nostri intendimenti per quella che, se andrà in porto, sarà la più importante aggregazione per numero di Comuni coinvolti."
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