
Doveva ridisegnare i rapporti tra Cantone e Comuni, chiarendo competenze, flussi finanziari e responsabilità politiche. A dieci anni dal suo avvio, però, il progetto Ticino 2020 non ha prodotto nemmeno uno dei sette messaggi governativi promessi al Parlamento. Una mozione interpartitica chiede ora al Consiglio di Stato di prenderne atto e di chiudere formalmente il progetto, aprendo finalmente la strada a riforme concrete e mirate. «È ora di chiudere, fare una sintesi di quanto fatto finora e capire quali competenze dare ai Comuni affinché siano concretamente più autonomi e forti», ha sottolineato il presidente del PLR Alessandro Speziali, uno dei promotori.
Comuni in difficoltà e pressioni crescenti
Negli anni i gruppi di lavoro hanno prodotto analisi e studi, ma senza traduzioni in decisioni politiche. Nel frattempo i problemi sono rimasti: competenze poco chiare, costi in aumento e Comuni sempre più sotto pressione, in particolare nei settori di prossimità come anziani, assistenza sociale ed edilizia scolastica. Già lo scorso novembre, diversi Municipi avevano scritto una lettera congiunta al Cantone chiedendo risposte, oggi rilanciate con forza dalla mozione interpartitica.
La risposta del Governo
Da noi contattato, il Consiglio di Stato prende atto della mozione. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi spiega che il Governo sta lavorando da mesi per archiviare Ticino 2020, salvaguardando gli elementi positivi emersi nel corso degli anni. L’obiettivo è quello di individuare soluzioni condivise con i Comuni e valorizzare quanto di buono è stato fatto. Un primo momento decisivo sarà l’incontro di marzo del comitato strategico paritetico Cantone–Comuni, chiamato a definire i prossimi passi.

