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Ticinese sviluppa un nuovo metodo per identificare gli esplosivi artigianali
Ticinese sviluppa un nuovo metodo per identificare gli esplosivi artigianali
Ticinese sviluppa un nuovo metodo per identificare gli esplosivi artigianali
Redazione
7 anni fa
La nuova scoperta del prof. Matteo Gallidabino, pubblicata su Analytica Chimica Acta, potrebbe tornare utile anche in Ticino

L’utilizzo dei residui chimici rilasciati a seguito dell’utilizzo di un ordigno esplosivo artigianale potrebbe presto assumere un ruolo ancora più rilevante nell’investigazione criminale. Infatti, un gruppo di ricercatori del King’s College di Londra in collaborazione con la Northumbria University di Newcastle, ha recentemente sviluppato una nuovo metodo che migliorerà sostanzialmente l’abilità delle forze dell’ordine nell’analizzare questo tipo di tracce in tempi rapidi e tracciare la loro origine.

Il nuovo approccio accopia due tecnologie all’avanguardia, all’occorrenza la cromatografia ionica e la spettrometria di massa ad alta risoluzione, ed è in grado di rivelare un vastissimo numero di composti chimici contenuti nei materiali esplosivi artigianali con una sensibilità e accuratezza mai raggiunta prima da metodi tradizionali.

Gli esplosivi artigianali sono, sfortunamente, ancora molto spesso utilizzati per perpetuare i più disparati tipi di crimini, dagli attacchi terroristi agli assalti ai bancomat. Per esempio, sono stati utilizzati nell’attentato alla maratona di Boston nel 2013 e in quello di Oslo nel 2011, ma il tipo preciso di esplosivo utilizzato è tradizionalmente molto difficile da analizzare e confermare nei campioni sottomessi all’analisi forense.

“Il metodo analitico che abbiamo sviluppato è molto più rapido ed esaustivo di quelli attualmente a disposizione, e rappresenta perciò una soluzione molto promettente e viabile per l’analisi di questo tipo di ordigni”, ha spiegato a Ticinonews il Dr. Matteo Gallidabino della Northumbria University, autore principale della ricerca. “Abbiamo inoltre dimostrato che combinando questo nuovo approccio con tecniche avanzate d’analisi dei dati e statistica computazionale, è possibile estrarre informazioni aggiuntive dai profili chimici ottenuti che potrebbero perfino aiutare a tracciare l’origine dell’ordigno. Il nuovo metodo avrà quindi sicuramente un grande impatto sull’investigazione criminale e aiuterà a promuovere ulterioremente il ruolo delle scienze forensi nell’amministrazione della giustizia penale.”

Il progetto di ricerca, principalmente condotto al King’s College di Londra, è il risultato di una sponsorizzazione internazionale che coinvolge il Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica (FNS). I risultati sono stati recentemente pubblicati nella prestigiosa rivista scientifica “Analytica Chimica Acta”, edita da Elsevier e importante referenza nello sviluppo di nuove tecnologie per l’analisi degli esplosivi. Per la sua qualità e potenziale impatto, il lavoro è stato perfino scelto per figurare sulla copertina del numero di settembre.

La ricerca potrebbe tornare utile anche in Ticino, in particolare per far luce sulla serie di furti ai danni di bancomat perpetrati sulla fascia di confine proprio grazie a dell'esplosivo artigianale. Con il metodo del dr. Gallidabino potrebbe infatti essere possibile risalire alla provenienza degli esplosivi e circoscrivere quindi le zone di ricerca dei rapinatori.

Lo scorsdo dicembre, ricordiamo, il prof Gallidabino e il suo team avevano rilevato come la statistica computazionale – un campo dell'intelligenza artificiale – possa essere utilizzata per determinare quale munizione, e in ultima analisi quale arma da fuoco, è responsabile di un particolare sparo (vedi articoli suggeriti).

"Questo nuovo approccio è capace di rivelarci molto di più della semplice natura dell’esplosivo utilizzato. È infatti capace di analizzare centinaia di composti chimici simultaneamente, il che significa che è anche in grado di fornirci una informazione critica riguardo la sua produzione e origine, rappresentando nel contempo una soluzione pro-attiva per l’identificazione di nuovi e futuri materiali energetici", ha spiegato il Dr. Leon Barron del King’s College di Londra in una nota stampa dell'ateneo.

L'articolo completo può essere scaricato gratuitamente QUI fino al 16 luglio 2019

nic

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