
Una storia drammatica quella vissuta da un padre di famiglia finito sul lastrico in seguito a un'attività indipendente fallita. Ma non è tanto il lavoro la questione principale che lo preoccupa, quanto piuttosto quella di trovare un tetto sotto il quale la sua famiglia possa dormire tranquillamente. Sì perché da quando è fallita la sua attività e su di lui sono piombati diversi precetti esecutivi, trovare casa è diventata un'impresa praticamente impossibile. Una disavventura iniziata due anni fa che l’uomo, esasperato, ha deciso di raccontare a LiberaTv, proprio nel giorno del suo sfratto.
“Due anni fa ho cominciato ad avere gravi problemi finanziari” spiega il padre di famiglia. “Ho cercato aiuto, ma invano. Dopo tre mesi abbiamo ricevuto il primo sfratto. Ci hanno sistemati in un albergo, pagato con un mio conto che è stato bloccato apposta come garanzia. L’unico in cui avessi ancora qualche soldo per poter sfamare la mia famiglia. Dopo un mese passato così ho detto basta”.
La famiglia si mette dunque alla ricerca di una nuova sistemazione ma con risultati molto scarsi: “Nessuno in Svizzera ti dà un appartamento se il tuo estratto dell’Ufficio esecuzione fallimenti non è più che immacolato”. E perciò l’uomo, dopo mesi passati nell’incertezza, prende una decisione estrema: falsificare il documento dell’estratto. Un gesto che gli permette, verso maggio, di ottenere un appartamento. Ma poco dopo il trascolo, la “truffa” viene smascherata dal proprietario dell'immobile che denuncia la situazione. Comincia dunque l’iter per annullare il contratto, che si conclude con una sentenza di sfratto per il 30 agosto. Scattano i ricorsi (di cui l’ultimo anche al Tribunale federale e ancora in sospeso) ma il primo si risolve nella conferma della sentenza di sfratto che verrà eseguita questo pomeriggio.
“Mia moglie in questo momento sta facendo le valigie” racconta ancora l’uomo al portale. “Per ora andrà coi bambini dalla sorella e io mi arrangerò in qualche modo. Ma come potremo uscire da questa situazione? Con il sistema che c’è in Svizzera, come potremo trovare un nuovo appartamento se nessuno ci dà una mano?”
L’uomo è consapevole dei suoi errori: “Ho sbagliato. So di averlo fatto e non l’ho mai negato. Nei ricorsi infatti non chiedo l’annullamento della sentenza, ma solo una sospensione che mi dia il tempo di trovare un’altra sistemazione. Ero disperato. Mi sono sentito abbandonato, obbligato ad arrangiarmi in qualche modo e quella era l’unica via d’uscita che ho trovato. In fondo cosa è stato fatto per aiutarmi? Oggi come due anni fa: niente. Torno a dirlo: ho commesso un grave errore e ne sono consapevole, ma trovo profondamente ingiusto che nessuno si muova quando ad essere in difficoltà è un cittadino ticinese”.
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