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Ticinese elabora una nuova tecnologia per risolvere gli omicidi
Ticinese elabora una nuova tecnologia per risolvere gli omicidi
Ticinese elabora una nuova tecnologia per risolvere gli omicidi
Redazione
8 anni fa
L'importante scoperta è merito di Matteo Gallidabino e del suo team: "E pensare che tutto è nato nel mio tempo libero"

Alcuni degli omicidi rimasti insoluti nel corso della storia potrebbero presto trovare una spiegazione grazie ad una ricerca in campo forense condotta dal ticinese Matteo Gallidabino (classe 1985), professore di scienze forensi alla Northumbria University (Newcastle upon Tyne, Inghilterra), in collaborazione con alcuni colleghi del King’s College di Londra, dell'Università di Losanna, di Santiago de Compostela e de La Sapienza di Roma.

Il gruppo di ricerca, infatti, ha rilevato come la statistica computazionale – un campo dell'intelligenza artificiale – può essere utilizzata per determinare quale munizione, e in ultima analisi quale arma da fuoco, è responsabile di un particolare sparo sulla base dei residui di tiro lasciati sulla scena del crimine. La scoperta, che assume una particulare rilevanza nei casi in cui uno o più proiettili non vengano ritrovati dopo una sparatoria, è stata pubblicata nella prestigiosa rivista britannica “Analyst”, edita dalla Royal Society of Chemistry e riferimento per numerose scoperte importanti in campo analitico a bioanalitico.

“La statistica computazionale utilizza una serie di algoritmi per modelizzare relazioni complesse tra dati” ci spiega il Dr. Gallidabino. “Attraverso una minuziosa ottimizzazione, questi algoritmi possono essere applicati per determinare delle importanti caratteristiche delle munizioni utilizzate in una determinata sparatoria grazie ai rispettivi residui di tiro depositati su superfici o oggetti nelle immediate vicinanze, come per esempio bossoli, ferite e, potenzialmente, lo stesso tiratore".

La Northumbria University lo ha definito un progresso decisivo se comparato alle tecniche attualmente utilizzate per l’analisi dei residui di tiro. Difatti, attraverso la complessa tecnologia implementata dal gruppo di ricerca, sarà presto possibile stabilire essenziali collegamenti tra i differenti residui di tiro ritrovati sulla scena di una sparatoria, o tra essi ed una particolare munizione, con una maggiore accuratezza e rapidità rispetto ai metodi esistenti. Questo contribuirà in modo significativo all’investigazione criminale e l’amministrazione della giustizia.

"Uno dei più discussi casi della storia riguardanti l’analisi dei residui di tiro è quello del Bloody Sunday nel 1972, quando il Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico aprì il fuoco su una folla di manifestanti” afferma il Dr. Gallidabino. In quel caso specifico bisognava capire se i civili avessero iniziato la sparatoria o meno, in modo da determinare la legittimtà delle azioni dell’esercito britannico. “All'epoca, gli investigatori trovarono tracce di residui di polvere da sparo su numerosi corpi di civili morti, e conclusero così che quest’ultimi avessero certamente provocato la reazione dei soldati sparando loro addosso” continua Gallidabino. ”In realtà, è stato in seguito dimostrato che furono i soldati ad aprire fuoco per primi e i residui di tiro erano da loro stati trasferiti involontariamente sui corpi dei civili durante la successiva fase di soccorso. Se una tecnologia come quella che stiamo sviluppando fosse stata disponibile all’epoca, sarebbe stato più facile determinare se i residui provenissero da una munizione civile o militare, la quale sarebbe stata una prova decisiva in questo caso”.

Il giovane ticinese continuerà la ricerca col suo gruppo alla Northumbria University in modo da perfezionare ulterioremente la tecnologia e renderla accessibile ai servizi di polizia scientifica. Ticinonews ne ha parlato con lui

Dr. Gallidabino, da dove nasce l’idea di questa ricerca? “L’idea di questo progetto, in realtà, è un qualcosa che ho elaborato nel corso degli ultimi anni. Durante il mio dottorato all’Università di Losanna, mi ero già occuparo del profiling dei residui di tiro ma per uno scopo totalmente differente, cioè quello di datare quando un bossolo è stato sparato. Gli esperimenti iniziali mi avevano permesso di constatare come la composizione chimica degli esplosivi contenuti nella munizione (tra cui anche la polvere da sparo) era significativamente differente da quella dei loro residui rilasciati durante lo sparo. Ho quindi iniziato a ricercare un modo per poter stabilire un’associazione.  Mi sono in seguito trasferito come ricercatore post-dottorale al King’s College di Londra, su un progetto totalmente differente sull’analisi degli esplosivi inorganici. Qui, però, ho avuto modo di approfondire le mie conoscenze in statistica computazionale e intelligenza artificiale. Ho visto in queste tecniche all’avanguardia una soluzione promettente per risolvere il problema ed ho quindi iniziato a lavorare allo sviluppo della tecnologia nel mio tempo libero. È stato un periodo intenso, con diverse notti bianche, ma ero convinto della qualità dell’idea. Ed ora ne ho la conferma”.

Quali sono, secondo lei, le possibili implicazioni di questo nuovo metodo? “La tecnologia che abbiamo sviluppato è totalmente un nuovo approccio in scienze forensi, che abbiamo deciso di chiamare “profiling in silico”. Vista la novità, la ricerca è chiaramente agli albori ma i benefici a lungo termine sono potenzialmente innumerevoli. Nel campo dell’investigazione dei crimini perpetuati con armi da fuoco, nello specifico, questa tecnologia permetterebbe di ricostruire più efficamente la loro dinamica, e quindi di assicurare un’investigazione più rapida e accurata specialmente in quei casi dove non è stato possibile ritrovare i proiettili. L’impatto però non è limitato alle sole armi da fuoco. Difatti, la stessa tecnologia potrebbe essere applicata più in generale in tutti quei campi che si occupano dell’analisi di residui mutabili, non solo delle scienze forensi ma anche della chimica analitica. Penso per esempio all’analisi dei residui di accelleranti nell’investigazione di incendi, l’analisi dei residui di esplosivo nella ricostruzione di atti terroristici o l’analisi dei metaboliti di droghe o veleni in tossicologia umana e ambientale. Le applicazioni sono innumerovoli, ed ho intenzione di continuare la ricerca in tutti questi campi”.

Dr. Gallidabino, cosa la ha portata a lasciare la Svizzera e partire in Inghilterra? “Questa è una lunga storia (ride). Ho sempre avuto un vivo interesse par la scienza e la ricerca. Infatti, fin da giovane ho perseguito il mio sogno di diventare uno “scienziato” e le scienze forensi mi hanno subito appassionato fin dai primi anni di università, a Losanna. Ho velocemente realizzato che questo era quello che volevo fare per il resto della mia vita e, soprattutto, che volevo lasciare un contributo tangibile alla disciplina. Dopo aver ottenuto il dottorato all’Università di Losanna, però, ho dovuto cercare una soluzione per poter continuare la mia ricerca. Il Fondo Nazionale Svizzero (FNS) metteva in concorso delle borse post-dottorali per tutti quei giovani ricercatori con idee o progetti particolarmente promettenti, da poter realizzare all’estero. È stato così che ho sottomesso il mio progetto, il quale è stato giudicato molto positivamente dall’FNS e quindi accettato. Ciò mi ha permesso di trasferirmi al King’s College di Londra, per i due anni successivi. L’Inghilterra mi ha fatto crescere molto a livello professionale ed ho trovato persone che hanno creduto molto nella mia ricerca. Infatti, la Northumbria University mi ha successivamente offerto un posto di professore nel loro Centro di Scienze Forensi. Vista la mia giovane èta, la cosa mi ha lasciato sbalordito e estasiato allo stesso tempo. È una grossa responsabilità, ma ho accettato la sfida. Posso dire che ho fatto la cosa giusta”.

Chi fosse interessato può consultare QUI la ricerca

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