
Telefonate, insulti, urla, minacce, orali e per iscritto, pedinamenti: è un'escalation di aggressività quella consumatasi nel Luganese a partire dalla fine dell'estate 2011, da parte di un uomo ticinese sulla quarantina ai danni della sua ex compagna.Come riferisce oggi il Corriere del Ticino, l'uomo è finito in manette in quanto sospettato di stalking. Avrebbe molestato e assillato, ripetutamente e persecutivamente, la madre di suo figlio. E sarebbe proprio il figlioletto, per l'affidamento del quale i due non riuscivano a mettersi d'accordo, la ragione dello stalking, che ha creato angosce e paure nella vittima, condizionandone non poco la vita quotidiana.Coazione, minaccia, diffamazione, ingiuria e abuso di impianti di telecomunicazione sono i reati ipotizzati nei confronti dell'uomo. La detenzione preventiva, già confermata in un primo momento dal giudice dei provvedimenti coercitivi, è stata ulteriormente prorogata. Nel frattempo proseguono gli accertamenti, condotti dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas.L'uomo, patrocinato dall'avvocato Sandra Xavier di Lugano, ha più volte ribadito di non avere avuto nessuna intenzione di fare del male, ma di essere stato spinto unicamente dall'affetto per il proprio bambino. La sua ex compagna, che si è costituita accusatrice privata tramite l'avvocato Marie Zveiger Wernli, ha dal canto suo sottolineato lo stato di paura in cui versa in seguito alla minacce.Il caso viene alla luce a pochi giorni da un'altra vicenda, completamente distinta, che a inizio agosto ha portato all'arresto, sempre nel Luganese, di un cinquantenne senegalese. Recidivo, in quanto già condannato a 3 anni nel 2011, a causa di innumerevoli episodi di coazione ai danni della moglie e dei figli.
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