
Sono notizie tragiche quelle che giungono nelle ultime ore dal Messico. Per il 45enne originario di Mendrisio aggredito lunedì scorso a Playa del Carmen da un narcotrafficante italiano, sembra non ci sia più nulla da fare. Finito in coma cerebrale dopo l’aggressione, il ticinese è tenuto in vita soltanto dai macchinari. Sarebbe una questione di poche ore, conferma la famiglia, giunta negli scorsi giorni Oltreoceano per dare l’ultimo saluto.
Ancora tutti da chiarire i contorni della vicenda. La pista battuta dagli inquirenti sarebbe comunque quella del delitto passionale. L’aggressore avrebbe sospettato un legame tra la sua partner e il ticinese, un motivo che l’avrebbe spinto a prendere a mazzate la vittima.
La vicenda ha scosso il Ticino, e in particolare il Mendrisiotto, dove il 45enne era nato e cresciuto, come testimoniano i numerosissimi messaggi di cordoglio su facebook da parte di amici e conoscenti. Ma non solo. Dai commenti lasciati in bacheca, traspare anche quanto l'uomo, volato per la prima volta in Messico 12 anni fa per fare l'animatore in un villaggio turistico, fosse una persona di cuore, volenterosa e intraprendente, con la passione per il sub e per le lingue.
Lui che, raccontano persone vicine, proprio in Messico aveva individuato il posto giusto per coltivare le sue doti d'imprenditore edile, affascinato da una terra allora ancora poco conosciuta ma che negli ultimi anni è diventata una delle mete turistiche più ambite.
Lui che però non aveva mai dimenticato la sua terra d'origine, dove tornava a fare visita ai suoi cari.
Lui che aveva sempre una parola di conforto e un gesto affettuoso per chi ne aveva bisogno, come testimoniano soprattutto le toccanti parole del fratello su facebook: "Non c'è amore più grande di questo: dedicare la propria vita agli amici".
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