
Julian Assange, il noto titolare di Wikileaks, il sito che pubblica sul web documenti coperti da segreti, ha anche i suoi emuli.A Bellinzona, un ventottenne indagato per spaccio, ha voluto “vendicarsi” di chi ha fatto il suo nome nell’ambito dell’inchiesta che vede coinvolte decine di persone nel bellinzonese, così riporta oggi la Regione Ticino.In buona sostanza il presunto spacciatore ha pubblicato su Facebook i verbali di interrogatorio nei quali veniva fatto il suo nome, e quello di altri, in veste di spacciatori. Il novello Assange, figlio di un consigliere comunale leghista, ha quindi evidenziato chi lo avrebbe “tradito” etichettandoli come infami e mettendo a disposizione dei suoi 1299 amici del noto social network tutta la documentazione."Ho ricorso dicendo che io non ho mai venduto nulla – dice il ragazzo a La Regione – e siccome loro non mi hanno trovato nulla, non mi va che solo perché 30 infami dicono così devo pagare. Ora mi faranno un processo e potrò difendermi”.E non finisce qui. Il ragazzo ha anche dichiarato di voler informare i datori di lavoro dei suoi presunti clienti. In questo caso userà un metodo molto più classico: la buca delle lettere.“Quando la carta pesa più del piombo! Un’esecuzione priva di violenza, il top” ha concluso il ventottenne. E intanto, su internet, ha postato una canzone (clicca qui) che racconta, in rima rap, le sue disavventure con la giustizia.
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